Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Coronavirus, addio Lee Konitz

Eduardo Sineterra

Il mondo della musica è in lutto per la recente dipartita, per complicanze da Covid-19, del sassofonista Lee Konitz, tra gli interpreti più geniali e prolifici del jazz americano. Il Coronavirus continua incessantemente a mietere vite nel mondo, agendo senza distinzioni di classe o di genere: sono noti i risvolti sulle condizioni critiche dello scrittore cileno Luis Sepùlveda, morto proprio durante queste ore del 16 aprile 2020 ad Oviedo (Spagna). 

Ultimo superstite dello straordinario ensemble dell’album Birth of the Cool di Miles Davis, Lee Konitz nato a Chicago il 13 Ottobre 1927, sin dalla tenera età si avviò alla musica come clarinettista. Ad 11 anni abbandona il clarinetto e si dedica al sassofono, strumento a cui si legherà per tutta la vita. Le sue prime incisioni importanti risalgono agli anni Quaranta, prima dello scoppio della secondo conflitto mondiale, ma nell’arco della sua carriera non rinuncerà mai alle sfide più difficili nell’affrontare progetti minori, poiché per lui la musica era universale e non aveva etichette o confini editoriali, difatti non ha mai avuto né un ufficio stampa né un manager e non si è mai arricchito con la musica. Lee Konitz aveva sulle spalle più di 70 anni di concerti, viveva letteralmente di jazz, ha suonato con i più grandi interpreti della storia del genere: da Miles Davis a Michelle Petrucciani, da Charles Mingus a Bill Evans, da Ornette Coleman a Dave Brubeck passando per Gerry Mulligan e Max Roach, solo per citarne alcuni. In Italia dove spesso si esibiva, particolarmente durante l’Umbria Jazz, ha suonato con Enrico Rava e Ornella Vanoni e con eccezionali pianisti come Stefano Bollani e Riccardo Arrighini. Artista instancabile e musicista inconfondibile nel timbro quanto nell’improvvisazione è ormai noto in tutto il Mondo ed ivi resterà come pilastro dello strumento chiave del jazz. Si è spento il 15 Aprile 2020 al Lenox Hill Hospital di New York all’età di 92 anni. 

Per il sassofonista “improvvisazione” significava “imprevisto” e data l’eco di questa sua ultima e sonante dipartita non è da escludere che in cuor suo il sommo musicista l’avesse per un istante addirittura pianificata.

Grazie Lee.