Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Consegnare il Paese ed il Sud nelle mani di ipocriti ed ignoranti nostri “connazionali” è troppo.

di Lorenzo Peluso.

Sono italiano, ma meridionalista convinto; non per contrapposizione verso il nord o altro, ma solo perché credo di conoscere bene il Sud, le sue grandi potenzialità, anche le ataviche problematiche che lo affliggono. Credo nel Mezzogiorno, perché nel Mezzogiorno, come in altre aree del Paese, vivono giovani capaci ed intelligenti, menti brillanti orgoglio e futuro dell’Italia. Sono assolutamente libero, nel pensiero da preconcetti ideologici, anzi amo il confronto e la discussione, credo che da qui nasca la crescita intellettuale di ogni individuo. Tuttavia, di questi tempi, in verità negli ultimi anni, le conseguenze del populismo sfrenato e del qualunquismo esagerato, hanno cancellato la memoria storica del linguaggio politico che a suon di dichiarazioni roboanti e clamorose, ha acquisito consenso. Come fa da troppo tempo il leghista Matteo Salvini gira lo Stivale per la campagna elettorale. Lo strumento mediatico maggiormente utilizzato è certamente il selfie ma non si sottrae alle feste, quindi comizi su comizi. Anche al Sud, il leader leghista è accolto ogni giorno da centinaia di manifestanti ai quali propina la ricetta del cambiamento, della rivoluzione, insomma fa quel che sa fare meglio, parlare alla pancia di coloro che sono stufi del sistema Paese. E’ chiaro che il sovranista della Lega si è messo alle spalle il passato, mostrando le sfumature di una metamorfosi che lo vede leader degli italiani malpancisti, e non più dei ribelli del nord contro Roma ed il Sud. Una metamorfosi di facciata, è chiaro con l’unico fine del consenso. Non c’è più la padania ma uno stivale da sottomettere al Nord. Sfugge purtroppo, è evidente, ai cittadini del Mezzogiorno la storia leghista, il pensiero leghista. Di memoria corta molti italiani, meridionali, che fingono di aver dimenticato la sequela di insulti e pregiudizi che nel tempo hanno costruito la carriera di Salvini e la storia politica della Lega. Occorre forse ricordare qualche stralcio, di dichiarazioni pubbliche che si sono rincorse negli ultimi anni. Ad esempio: nella Festa di Pontida del 2009, Matteo Salvini intonava in coro collettivo: “Senti che puzza scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani”. Alle polemiche che ne seguirono non esitò ad affermare che: “Sono troppo distanti dalla nostra impostazione culturale, dallo stile di vita e dalla mentalità del Nord. Non abbiamo nessuna cosa in comune. Siamo lontani anni luce”. Oppure, forse occorre ricordare che nel 2014, in merito ad una possibile riforma della Scuola, Matteo Salvini dichiarava: “Bloccare l’esodo degli insegnanti precari meridionali al Nord”. Sempre in quell’anno osava poi affermare: “Chi scappa non merita di stare qui, lo considero un fannullone. E non è un caso che siano AFRICANI o MERIDIONALI ad andarsene, gente senza cultura del lavoro”. Solo alcune perle, sia chiaro, senza considerare i vari Bossi, Borghezio ed altri. Insomma, non possiamo davvero nascondere ciò che per anni è stato il mantra di un partito nato con lo scopo di mettere in discussione l’unità nazionale. I tempi cambiano, recitano i Negrita in una celebre canzone, si cambiano i tempi ma i pensieri restano. Insomma non è una questione di campanilismo o di coscienza meridionalista, ma davvero qui si rischia di genuflettere milioni di italiani che vivono con sacrificio nelle regioni del Sud al solo scopo di soddisfare quel legittimo sentimento di insopportabile assuefazione al sistema. Protestare è necessario, rivendicare i propri diritti, puntare il dito contro il sistema spesso miope verso i problemi della gente è accettabile, ma consegnare il Paese ed il Sud nelle mani di questi ipocriti ed ignoranti nostri “connazionali” è troppo.