Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Confiscati beni ad imprenditore di riferimento di una cosca di ‘ndrangheta

redazione

La Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria ha dato esecuzione ad un decreto di confisca di beni emesso dal Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione, presieduto da Ornella Pastore, a seguito di una proposta avanzata dal Direttore della D.I.A., nei confronti di Massimo Siciliano, imprenditore edile di 45 anni, in atto in regime di detenzione carceraria. Siciliano, si legge in una nota, è stato coinvolto nelle recenti operazioni di polizia “Saggezza” e “Ceralacca 2”, che hanno disvelato l’effettivo ruolo svolto dall’imprenditore nell’ambito della “ndrangheta” calabrese ed in particolare del “locale” di Antonimina (Reggio Calabria), capeggiato dal suocero Nicola Romano (classe ’48), il quale, nell’operazione “Saggezza”, era stato identificato dagli investigatori come “capo consigliere” della “Sacra Corona”, nuova struttura collocata al di sopra dei “locali” di ‘ndrangheta, operanti nei territori di Antonimina, Ciminà, Ardore, Cirella di Platì e Canolo, tutti Comuni siti nella fascia jonica della provincia reggina. Massimo Siciliano aveva assunto il ruolo di imprenditore di riferimento del capo cosca Nicola Romano, garantendo, attraverso le ditte nella sua disponibilità e strettamente collegate al sodalizio criminale, l’esecuzione di lavori nel settore dell’edilizia pubblica, turbando le regole della libera concorrenza e del libero mercato, stante il profilo del pesante condizionamento mafioso, ed estromettendo di conseguenza le aziende operanti lecitamente.