Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Confindustria: economia italiana ferma, industria in affanno

redazione

“L’economia italiana è ferma: l’industria è in affanno, i servizi solo in lieve recupero; gli investimenti sono attesi in calo, migliora di poco lo scenario per i consumi. I tassi sovrani sono scesi ai minimi storici, ma lo spread resta ampio. Rischia di fermarsi l’export, per la flessione degli scambi mondiali e la Germania in panne. I mercati finanziari segnalano frenata a livello internazionale: peggiora il rischio hard-Brexit, c’è meno crescita Usa e gli emergenti sono senza slancio”. È quanto si legge nella Congiuntura Flash di settembre 2019 del Centro studi Confindustria. Il Csc spiega che “nel 3° trimestre l’economia appare ancora debole, dopo che nel 2° il Pil era risultato piatto. Accanto alla conferma di alcuni segnali di miglioramento, infatti, perdura una lunga serie di dati negativi, che riflettono anche uno scenario globale non brillante e con rischi al ribasso”. “Continua la dinamica negativa nell’industria italiana – sottolinea il Csc – l’indice Pmi (Purchasing Managers’ Index) segnala flessione dell’attività nei mesi estivi. La produzione è vista in calo a luglio (-0,3%) ed è attesa in lieve recupero in agosto, per lo più per ricostituzione dei magazzini (stime CSC)”. La fiducia delle imprese manifatturiere è calata ancora in agosto, ai valori del 2015. Dopo un 2° trimestre a crescita zero, per i consumi lo scenario è migliorato. Gli ordini interni dei produttori di beni di consumo hanno recuperato a luglio-agosto, pur su bassi valori. La fiducia delle famiglie è rimasta su discreti livelli in agosto, dopo il balzo a luglio, specie per un maggiore ottimismo sull’economia. L’aumento dell’occupazione (+1,2% nei primi 7 mesi) sostiene il reddito. Il Csc mette in luce la presenza di tassi sovrani ai minimi storici: in agosto è proseguita la discesa del tasso sul BTP decennale, fino a 1,01%. Una tendenza comune agli altri paesi dell’Eurozona: il trend calante dei rendimenti, innescato dalla BCE, è partito da giugno. Ma lo spread sovrano sui rendimenti italiani resta troppo alto: il tasso in Germania è scivolato a -0,74%, in Francia è a -0,42%, in Spagna appena sopra lo zero (0,12%).