Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Commercio – La domenica lavorano soprattutto le donne

redazione

Nel decennio 2003-2014, la domenica risulta l’unico giorno in cui sono aumentati gli acquirenti, ma solo un quarto delle persone di 15 anni e più (24,2%) hanno effettuato acquisti di beni e servizi in questa giornata, quota più bassa rispetto ai giorni feriali (43%) mentre il primato spetta al sabato (51,9%). Di domenica, inoltre, lavorano soprattutto le donne (61,1%, rispetto a una quota media sul totale degli occupati pari al 47,8%). Roberto Monducci, direttore del Dipartimento per la Produzione Statistica dell’Istat, in audizione presso la Commissione Attività produttive commercio e turismo della Camera snocciola i dati in merito agli orari degli esercizi commerciali. All’orizzonte, infatti, c’è la volontà della maggioranza gialloverde di reintrodurre le chiusure domenicali dopo le liberalizzazioni del 2011. “Sette anni di sperimentazione della liberalizzazione voluta dal governo Monti hanno fatto emergere aspetti positivi ma anche criticità che in estrema sintesi possono individuarsi in due filoni: il forte squilibrio fra grande distribuzione e piccoli esercenti; il rischio di perdita di identità sociale per effetto della commercializzazione del tempo libero” afferma in audizione il presidente del Cnel Tiziano Treu, secondo cui “per affrontare il tema dei giorni di apertura in maniera seria e non demagogica occorre partire dal presupposto che in sette anni le abitudini di spesa si sono radicate, e ciò impone la necessità di trovare una mediazione che tenga conto delle richieste dei consumatori, di quelle dei lavoratori del commercio, dei piccoli imprenditori, ma anche della Gdo. Pensare di cancellare completamente le liberalizzazioni porterebbe gravi danni all’economia, ma è utile pensare ad una regolamentazione di minima”. Confesercenti, invece, è da sempre a favore di “una revisione della deregulation totale introdotta dal Decreto Salva Italia. Il tema delle liberalizzazioni, infatti, non è da ridurre alle sole domeniche: siamo il commercio più deregolamentato d’Europa. Ma è anche vero che nei consumatori si è consolidata una abitudine allo shopping domenicale. Bisogna ora procedere ad una mediazione fra diverse esigenze, per tutelare le imprese (più deboli), togliendo i privilegi fiscali a chi opera nell’e-commerce”. Federdistribuzione, rappresentando invece la gdo, sottolinea come “la crisi dei consumi ha impattato su tutto il settore distributivo, negozi grandi e piccoli”, rimarcando come “con la liberalizzazione sono stati erogati 400 milioni di maggiori salari e i consumi sono aumentati di 1-2%. Oggi 19,5 milioni di famiglie acquistano la domenica”. “L’ipotesi di chiusura domenicale causerebbe un calo di -4,6% delle vendite e una perdita occupazionale fino a 40.000 dipendenti. Oltre a più rischio di crisi aziendali, meno investimenti, sostegno all’ecommerce e minor servizio ai cittadini” avverte l’organizzazione, secondo cui “i piccoli non risolveranno i loro problemi ostacolando i grandi. Occorre una fase di riconversione e ammodernamento che guardi non a modelli del passato ma si fondi su scelte politiche che riportino fiducia in consumatori e imprese”. Il capo economista di Confindustria, Andrea Montanino, sostiene infine che reintroducendo le chiusure domenicali “il legislatore si mostrerebbe poco attento all’evoluzione in corso, in particolar modo rispetto ai nuovi modelli di business e canali di vendita differenziati per cui serve flessibilità, invece noi introduciamo rigidità”.