Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Come si muore in Afghanistan.

di Lorenzo Peluso.

Kabul – Sono le ultime vittime occidentali; ultime in ordine di tempo, ad aver versato sangue nel paese degli aquiloni. Tre soldati della Repubblica Ceca, della pattuglia NATO, uccisi nell’Afghanistan orientale da un attentatore talebano kamikaze. L’attacco è avvenuto a Khalazai vicino a Charikar, la capitale della provincia di Parwan. Nell’espolsione dell’ordigno artigianale sono rimasti feriti anche un soldato statunitense e due militari afghani, tutti impegnati nell’ambito dell’operazione resolute support che ha sostituito la missione ISAF conclusa nel 2014.L’area orientale dell’Afghanistan man mano, sta divenendo sempre più terreno di conquista dell’avanzata talebana nella ripresa del paese. Il contigente ceco schierato in Afghanistan conta attualmente 230 soldati con l’ipotesi di portarlo a quota 390 unità. L’impegno della Repubblica Ceca è previsto per ora fino al 2020. L’Afghanistan rimane duqnue un Paese stravolto da instabilità e martoriato da una guerra che dura da 40 anni. I civili vivono nella paura costante di finire vittime di attentati, di non tornare a casa alla fine delle loro giornate. La maggior parte degli afgani sono convinti che i governi regionali e internazionali siano responsabili della serie infinita di attacchi suicidi e della perdurante instabilità nel Paese. Nel 2017 più di 10mila civili sono rimasti uccisi o feriti, centinaia di persone sono rimaste coinvolte in attentati, rimandeo gravemente feriti, nella sola capitale Kabul. Nel mirino del governo afghano c’è sempre il vicino storico, accusato di tramare contro, il Pakistan, accusato di supportare i Talebani. In realtà l’interesse del Pakistan nella politica afgana, per via della sua rivalità con l’India, è innegabile. Da tempo però Islamabad non solo nega fortemente di supportare i talebani, ma anzi si dichiara essa stessa vittima del terrorismo internazionale.  Questa è la cronaca quotidiana di ciò che accade in una terra meravigliosa, tormentata però dall’idiozia umana. Al sangue afghano si aggiunge sempre più spesso, ancora una volta, sangue di militari occidentali, impegnati in un paese ceh in realtà la pace sembra non volerla davvero. Tutto sommato, se nulla cambia, tutto rimane giusto così com’è, ed ognuno potrà continuare ad essere ciò che è. Forse è questa l’unica vera consapevole convinzione che giorno dopo giorno prende piede in Afghanistan. Lo scorso 3 agosto un attentato suicida nella città di Gardez, vicino ad una moschea sciita, ha ucciso almeno 25 persone durante le preghiere del venerdì. Almeno 23 persone sono rimaste ferite. Lo scorso sette agosto, nella provincia di Logar, nell’est dell’Afghanistan, 9 agenti della polizia afghana e 30 talebani sono stati uccisi in un raid compiuto dalle forze aree americane. Lo scorso 31 luglio, le forze di sicurezza afghane si sono scontrate con due uomini armati che hanno preso d’assalto un edificio governativo nella città di Jalalabad, in Afghanistan. Dieci persone sono state prese in ostaggio durante l’assalto. 15 persone sono morte. Il numero di civili morti nel conflitto che ancora sconvolge l’Afghanistan dal 2001 ha raggiunto un livello record nei primi sei mesi del 2018, secondo quanto riferito dalle Nazioni Unite. Da gennaio sono stati registrati 1.692 morti nel paese, molti dei quali causati da attacchi militari e suicidi. Agli inizi dello scorso mese di luglio i leader della Nato si sono riuniti in un vertice a Bruxelles per discutere del conflitto in Afghanistan. In quell’occasione, gli Stati Uniti hanno detto che stanno pensando di rivedere la loro presenza nel paese, un anno dopo che il presidente Donald Trump ha accettato di continuare a prendere parte al conflitto. Terrore, talebani, jihadisti, ma anche una società arcaica, radicata ad un modello integralista che vede l’uomo padrone assoluto. In Afghanistan infatti, acacde ancora, è successo lo scorso 1 agosto, che una ragazzina venga torturata a morte per vendetta. Una fine orribile toccata ad Hameya, una bambina afghana finita in sposa a un uomo molto più grande di lei che, dopo appena sei mesi di matrimonio, l’ha uccisa senza pietà. Il corpo della bimba, la cui età si stima sia tra i 7 e i 10 anni, è stato ritrovato nella provincia di Baghdis, nel nord-ovest del Paese. Poche ore dopo il marito e assassino della piccola, scappato dopo l’omicidio, è stato rintracciato e arrestato. Hameya era stata data in sposa in nome del tradizionale ‘badal’, lo scambio delle figlie fra due famiglie a scopo matrimoniale. Il ‘badal’ consente a entrambe le famiglie di ridurre il costo del matrimonio evitando di pagare una dote. La morte di questa bambina è assurda, incomprensibile, per un occidentale. La furia del marito assassino infatti, sarebbe stata scatenata dal tragico epilogo delle nozze dell’altra bambina scambiata con Hameya, anche ella uccisa dal marito. Lo sposo di Hameya avrebbe quindi iniziato a torturarla per vendetta, finendo per ucciderla. L’uomo, un 30enne,  aveva già una moglie al momento del secondo matrimonio, celebrato sei mesi fa. Le spose bambine, è un fenomeno molto diffuso in Afghanistan per tradizioni popolari ma anche per povertà. L’età minima legale per le nozze è di 16 anni per le donne e 18 per gli uomini. In Afghanistan una donna su tre va in sposa prima dei 18 anni. Ecco, questa la cronaca quotidiana di ciò che accade nel Paese dove il cielo si tocca con le dita.