Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Combattete per quello in cui credete. Lo sosteneva Montanelli.

di Lorenzo Peluso.

La linea sottile tra il dire ed il fare propone una riflessione ampia sull’impegno civile che ogni individuo dovrebbe avere per cambiare lo stato delle cose. Detta così, potrebbe sembrare cosa da poco. In realtà non lo è affatto, ma anzi questa affermazione apre uno spiraglio alla meditazione profonda sul ruolo delle giovani menti in tema di cambiamento. Molto prima e molto più saggiamente di me, uno dei più grandi giornalisti d’epoca moderna ebbe a dire: “l’unico consiglio che mi sento di dare – e che regolarmente do – ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s’ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio”. Un liberal-conservatore, così si definiva Indro Montanelli. In realtà Montanelli non fece mai politica attiva, poiché riteneva che: dovere di un giornalista è quello di narrare il reale. Diceva di se di essere  «un condannato al giornalismo» nel quale ritrovava la sua vera e propria vocazione, “una necessità ineluttabile di destino” affermava. Mi piace e molto il consiglio di Montanelli ai giovani “combattete per quello in cui credete”. Ciò che probabilmente si è perso negli ultimi anni è proprio il senso della lotta. La lotta per i valori. Sarà certo perché è venuto meno anche il sogno, il poter credere e sperare. Il danno più grande che si può fare, nell’amministrare un paesino, una comunità, una nazione, è infatti uccidere la speranza. E’ la speranza infatti che accende le menti e gli animi di coloro che nelle difficoltà trovano la forza di poter continuare a credere in se stessi, intanto. Attenzione però, perché dietro alla speranza si cela spesso la maldicenza che usa sfruttare gli speranzosi approfittando della necessità altrui. Chi sogna, chi desidera, chi spera, spesso nella società dei furbi viene considerato un idealista e per questo un debole. Lo stesso Montanelli aveva riflettuto su questo:  “Nel vocabolario italiano, «idealista» diventa sinonimo di «fesso» e «intelligenza» di «furberia»” sosteneva. Ecco quindi il punto nodale della questione. Il sognatore, l’idealista non può e non deve farsi raggirare da chi, vestendo gli abiti dell’umile e del semplice, persegue invece con astuzia il consenso. I giovani, coloro che secondo Montanelli devono combattere per quello in cui credono, non solo devono mettersi in discussione, ogni giorno, ma soprattutto devono spingere con forza quelle idee di cambiamento reale che favoriscono poi la rinascita delle comunità. Oggi più che mai, vittime inconsapevoli, ma corresponsabili del pressapochismo assoluto, i cittadini che hanno demandato alla incapacità di agire le scelte necessarie, oggi sono chiamati a rialzare la testa. perché è pur vero che l’uomo semplice è certo “alla portata di mano”. E’ altrettanto vero però che la semplicità uccide la competenza e la capacità. Chi non ha stimolo non ha idee e chi non ha idee vive nella semplicità di un modo di essere che poi inevitabilmente lacera, un po’ per volta, la trama delle relazioni sociali che dovrebbero premiare sempre il merito e la qualità. Fin troppo logico che se tutto è semplice, il semplice vive. E’ quando la sfida si complica che occorre valutare il merito e la capacità di chi si propone di  affrontare e vincere il problema.  Alain Deneault nel suo saggio: La Médiocratie sostiene che in una società priva di speranze inevitabilmente “le idee luminose ma per questo anche fastidiose non sono più apprezzate”. Una fotografia poco edificante del presente, ma certo reale. Dunque cosa fare? Nulla di più semplice: “combattete per quello in cui credete”. la società dei cosiddetti «mediani», nel senso di persone che sono mediamente competenti, mediamente informate e mediamente esperte, la si sconfigge con i sogni, con i desideri, con le visioni, con l’impegno e con l’esempio. In altre parole si vince solo se si è capaci di dare dignità al talento, al pensiero critico, a quello scomodo ma che porta con se idee luminose, certo fastidiose, ma rivoluzionarie. Dove non c’è un progetto, non c’è speranza.