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Codice antimafia, arriva il via libera del Senato.

redazione

L’aula di Palazzo Madama ha approvato il Codice Antimafia. Il provvedimento è passato con 129 sì, 56 no e 30 astenuti e ora tornerà alla Camera per la terza lettura. A votare a favore sono stati Pd e Si-Sel. Ap ha lasciato libertà di voto, Il Movimento 5 stelle si è astenuto e Forza Italia ha votato contro, ad eccezione di Maurizio Gasparri che ha annunciato il non voto. Il provvedimento, che ha avuto un iter assai lungo e travagliato, sancisce – in modo più dettagliato rispetto alla normativa vigente – quali sono i destinatari a cui possono essere applicate le misure di prevenzione personali e di natura patrimoniale, sia per quanto concerne chi è indiziato di favorire la latitanza prestando assistenza agli associati a delinquere, sia chi è indiziato di associazione a delinquere per compiere alcuni gravi delitti contro la pubblica amministrazione, tra cui peculato, corruzione propria e impropria, corruzione in atti giudiziari, concussione e induzione indebita a dare o promettere utilità. Si velocizza il procedimento di applicazione e si introduce la distrettualizzazione delle misure di prevenzione prevedendo sezioni o collegi distrettuali specializzati. l procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo è inoltre inserito tra i soggetti titolari del potere di proposta delle misure di prevenzione. Viene agevolato e semplificato il sequestro e la confisca per equivalente, mentre la confisca allargata diventa obbligatoria anche per alcuni ecoreati e per l’autoriciclaggio. Contestualmente, viene introdotto il nuovo istituto del controllo giudiziario delle aziende quando sussiste il pericolo concreto di infiltrazioni mafiose. Gli amministratori giudiziari saranno scelti tra gli iscritti all’apposito Albo secondo regole di trasparenza che assicurino la rotazione degli incarichi e non potranno avere legami di parentela con chi è soggetto alla restrizione. Un fondo da 10 milioni di euro servirà per il rilancio delle aziende sequestrate. Nuove norme anche per il contrasto del caporalato, con confische più pesanti che agiranno anche sul profitto generato da esso. “Vorrei manifestare grande soddisfazione per l’approvazione di un provvedimento che ha avuto una gestazione lunghissima, che rafforza l’efficienza dell’Agenzia per i beni confiscati, che offre nuovi strumenti per il contrasto alla criminalità organizzata e che introduce anche elementi di forte trasparenza nella gestione dei beni. Tutto questo ci mette all’avanguardia a livello internazionale nel contrasto alla criminalità organizzata e dimostra con chiarezza la volontà del governo di condurre una battaglia senza tregua su questi fronti”. Questo il commento a caldo del Ministro della Giustizia, Andrea Orlando che ha poi aggiunto: “Credo che ci siano le condizioni per portarla fino in fondo. So che ci sono opinioni diverse, verificheremo se i rilievi sono fondati e in caso faremo una ricognizione serena valutando dove introdurre necessarie verifiche”. Parole di soddisfazione anche dalla Presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi: “Il voto del Senato sul nuovo Codice Antimafia è importante. Sono contenta che alcune tardive obiezioni siano state superate dalla volontà politica di non vanificare il lungo e approfondito lavoro fatto in questi tre anni. La riforma è attesa da troppo tempo, necessaria e nel complesso ben fatta”. Per il senatore del Partito Democratico, Giorgio Pagliari, “Il Codice Antimafia è un passo importante. Le polemiche dell’ultima ora non scalfiscono il significato dell’approvazione della riforma sia sotto il profilo della testimonianza concreta della perdurante e diuturna battaglia contro la criminalità organizzata condotta dal governo e dal Pd, sia sotto l’aspetto delle importanti misure di riforma introdotte tanto sul piano processuale, quanto su quello della gestione delle imprese sequestrate e confiscate, della destinazione dei beni, della tutela dei lavoratori e dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati”, sulla stessa linea il suo collega di partito, Stefano Vaccari, componente della Commissione Antimafia che spiega: “Le mafie sono sempre più aggressive e si muovono usando l’arma della corruzione. Importante, quindi, l’aver deciso di estendere le misure del codice anche alla corruzione, così come l’aver finalmente reso più semplice l’utilizzo di 25 miliardi di beni sequestrati ai mafiosi per garantire sviluppo e lavoro”. Cecilia Guerra, capogruppo di Articolo 1 – Movimento democratico e progressista al Senato, commenta: “Il pressante ostruzionismo di Lega e Forza Italia e il disimpegno del M5S non sono riusciti a bloccare l’approvazione da parte del Senato del nuovo Codice. La legge renderà più efficace il contrasto alla criminalità organizzata e la gestione dei beni confiscati e garantirà strumenti in più anche alla lotta alla corruzione”. Di tutt’altro avviso il senatore Tito Di Maggio di Direzione Italia: “Il ministro Orlando e il Pd gioiscono per l’approvazione di un provvedimento che hanno già deciso di modificare alla Camera e quindi affossare. Se non fosse l’ennesima presa in giro nei confronti degli italiani, si direbbe schizofrenia. Fior di giuristi hanno evidenziato l’incostituzionalità del provvedimento, l’Aula del Senato ha provato in tutti i modi a correggere le storture, ma purtroppo la chiusura del Pd ad ogni dialogo è stata ancora una volta cieca e arrogante. Tutto questo per licenziare un testo che nulla aggiunge al reale contrasto alle mafie e alla criminalità. Un provvedimento così insipiente e vago che, contrariamente ai suoi intenti dichiarati, non fa che dare coraggio alle mafie nella lotta allo Stato”, ha concluso. Durissimo il senatore del gruppo Ala-Sc, Ciro Falanga: “È stato approvato un provvedimento che insidia il profilo di costituzionalità di tutte le misure di prevenzione con un procedimento legislativo di indiscussa violazione del regolamento del Senato che peraltro ha evidenziato un’elasticità nell’interpretazione dello stesso”. “Come è possibile che il ministro della Giustizia sia stato tenuto all’oscuro della relazione tecnica contenente una serie di rilievi critici sull’efficacia del Codice Antimafia?” Questa la domanda posta in sede di discussione nell’aula del Senato dai senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello. Il vicepresidente del Senato ha poi aggiunto: “Il presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone, aveva messo per iscritto le sue critiche in una relazione elaborata da una commissione costituita tra gli altri da Vittorio Manes, Gherardo Colombo e Giuliana Merola trasmessa al ministero della Giustizia lo scorso 20 aprile. il ministro della Giustizia Orlando ha dichiarato di non saperne nulla e di non aver visto la relazione. Come è possibile che il ministro sia stato tenuto all’oscuro dal suo stesso ministero? Sarebbe opportuno che il ministro Orlando trovi il modo di dare una risposta, affinchè questa pagina non resti grigia e non alimenti il sospetto che questo provvedimento sia destinato a essere cestinato, perché non arrivi mai in porto”.