Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Christian Scott aTunde Adjuah – è solo la nuova era del jazz!

Eduardo Sineterra

Nipote del famoso sassofonista Donald Harrison Jr. e nuovo esponente della vivida scena artistica nella Big Easy (New Orleans) rinomata patria del jazz, Christian Scott aTunde Adjuah, giovane compositore (31 Marzo 1983, New Orleans), produttore discografico e trombettista sempre più in ascesa, vanta già nella sua ricca produzione discografica circa quindici album, oltre alle numerose e prestigiose partecipazioni ad album di suoi illustri colleghi: con Prince in Planet Earth nel 2007 e insieme al bassista Marcus Miller in Tutu Revisited, rivisitando Miles Davis, nel 2011. Tra storici collaboratori e nuovi membri del suo ensemble si rilevano nomi e volti noti agli appassionati del jazz: Esperanza Spalding, affermata cantante e pregevole bassista; Aaron Parks, pianista; Matthew Stevens, chitarrista e compositore; Kristopher Funn, bassista e molti altri, che nella fucina musicale di Christian Scott hanno avviato o compiuto le loro carriere.

Il suo album d’esordio Rewind That, pubblicato nel 2006 per la Concord Records, esplora profonde variazioni armoniche ed è l’esempio massimo della ricerca dell’artista circa la “cella di previsione”: da egli architettata, di matrice atonale, nuova invenzione armonica, unita alla “tecnica del sussurro” che enfatizza il respiro nell’uso della tromba. Acclamato dalla critica, riceve sin da subito ottime recensioni e così, grazie alla successiva prima candidatura ai Grammy Awards ed ai due Edison Awards ottenuti, il giovane trombettista di New Orleans è pronto alla personale scalata al tempio del jazz. 

Ma è nel 2015 e con Stretch Music, il suo quinto album interamente registrato da leader, che avviene la sua consacrazione: dinanzi alla fremente schiera di pubblico e critica, egli mostra tanto le inesauribili qualità del proprio talento artistico quanto le personali doti come ricercatore musicale. Qui viene “esteso” (trad. to stretch) il concetto stesso di convenzione ritmica, melodica e armonica del jazz: reali piattaforme sincretiche che vedono l’avvicendarsi, in ogni singola traccia, di forme musico-culturali diverse, eppur simili, tanto nelle forme quanto nella lingua o nella ritualità. Di più, Stretch Music è anche la prima registrazione che abbia in aggiunta un’ applicazione interamente dedicata ai musicisti che, nel 2016, ha consentito a Christian Scott aTunde Adjuah di vincere il prestigioso Jazz FM come “Innovatore dell’anno”. 

Durante il primo Stretch Music Festival, dall’artista ideato, presso l’Harlem Stage di New York, è stato presentato Ruler Rebel, primo disco della trilogia The Centennial Trilogy, seguito da Diaspora ed Emancipation Procrastination, che celebra il centesimo anniversario delle prime registrazioni jazz avvenute nel 1917. Sono molti i temi politico-sociali, in seno alla contemporaneità, ad essere qui trattati per mezzo del suono: dalle globali nuove forme di schiavitù alle condizioni degli internati nelle carceri, dalle nuove forme di sostentamento ai cambiamenti climatici, dall’orientamento sessuale unito ai problemi di genere alla xenofobia, dall’immigrazione alle disuguaglianze di classe, dagli estremismi ai nuovi demagoghi.

Insomma, se qualcuno ancora sostiene che il jazz sia ormai superato, di difficile comprensione ed ordine o che sia distante dalla vita d’un giorno, dunque disinteressato alle dinamiche della vita medesima come a tutto ciò che lo circonda (anche se avrebbe ben ragioni per esserlo ndr), allora non ha ben compreso a fondo il concetto stesso di progresso, di dinamicità, del riguardarsi dal coinvolgersi nel perpetuo o forse, semplicemente, non ha mai ascoltato e mai ascolterà ciò che ha dire Christian Scott aTunde Adjuah.