Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Chiese chiuse e polemiche. Di cosa parliamo, di fede o di politica?

di Lorenzo Peluso.

Tutte le mattine, in tv, Papa Francesco celebra messa. E’ un appuntamento importante, per coloro che desiderano vivere il momento di comunione della fede cattolica. Basterebbe questo per dare una risposta, se mai ve ne fosse la necessità, alle parole pronunciate, con toni accesi dal cardinale Gualtiero Bassetti, della Conferenza episcopale italiana. I fedeli «si trovano costretti ad una compressione notevole della loro esperienza di fede. È qui in gioco non soltanto la libertà di culto, ma il principio della libertà dell’individuo». Bassetti ha parlato di violazione dell’«esercizio della libertà di culto». Insomma, siamo alla limitazione della libertà. Eppure, è stata libera, nonché necessaria, la scelta della CEI ad inizio marzo di sospendere le celebrazioni liturgiche (anche della Settimana Santa) aderendo senza riserve e con responsabilità alle disposizioni del governo. Bassetti ci vuole convincere forse della circostanza, improbabile, che se un cattolico non frequenta messa rischia di perdere la fede? Forse bassetti ha dimenticato i milioni di italiani che pur non frequentando, quasi mai, le sante messe, non solo sono stati battezzati, non solo si professano cattolici, ma senza dubbio, e nessuno, neppure Bassetti può, mettere in dubbio che abbiano fede. Ridicola, strumentale e soprattutto fuori luogo la polemica dei vescovi e le parole di Bassetti. Non vi è dubbio che le parole del Papa, pronunciate di recente sulla chiesa virtuale che «non è Chiesa» hanno un senso. Si, la chiesa virtuale non è chiesa, ma la fede, se c’è, non teme ne la chiesa virtuale ne le chiese chiuse. Basterebbe ricordare le gesta dei primi cristiani. Dunque le parole di Bassetti non sono altro che polemica politica. Tuttavia, come non ricordare che nonostante la laicità del nostro Paese, vi è in Italia l’articolo 19 della Costituzione. O magari occorre ricordare il Concordato che regola i rapporti fra Chiesa e Stato. E’ politica. Una politica sterile che accomuna persino la destra e la sinistra. In tal senso stucchevoli, per non dire altro, le posizioni  del ministro alle Pari Opportunità e alla Famiglia, Elena Bonetti; dichiarazioni fotocopiate dalla posizione della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Le due hanno denunciato chiaramente che: i provvedimenti dello Stato sono  un indebito sconfinamento nella sfera di competenza della Chiesa. Sulla stessa scia anche il leader di Italia Viva. Beh, contenere la diffusione di una pandemia è una competenza assoluta dello Stato. Se mai, la chiesa dovrebbe favorire tutte quelle azioni che favoriscono l’applicazione delle norme di uno Stato, che protegge anche i vescovi ed i preti. In realtà, a dirla tutta, se è possibile andare in un luogo chiuso come un supermercato (perché il cibo è assolutamente necessario) si, si potrebbe anche celebrare una messa con una ventina di persone distribuite in un’area di 300mq, a debita distanza e con mascherina. Si potrebbe, certo. Ma è anche evitabile. Lo è perché la fede non ha bisogno, a mio avviso, di manifestazioni esteriori, di celebrazioni. La fede è intimità del proprio essere in comunione con il Dio a cui ci si affida. Non mi si può dire il contrario, altrimenti è necessario mettere in discussione i tanti, troppo atteggiamenti che i prelati hanno e che sono poco consoni con il vivere in fede, in comunione con Dio e con il bene, e per il bene, del prossimo. Parrocchie vuote e supermercati e tabaccai in piena attività. Certo. Vale lo stesso discorso per quanto riguarda i sontuosi palazzi vescovili e migliaia di poveri per strada. vale lo stesso discorso per le opulenze del vivere di tanti cardinali e morti di fame per strada, non sono in un villaggio sperduto in Africa. Di cosa parliamo dunque, di fede o di politica? “Alla Presidenza del Consiglio e al Comitato tecnico-scientifico si richiama il dovere di distinguere tra la loro responsabilità – dare indicazioni precise di carattere sanitario – e quella della Chiesa, chiamata a organizzare la vita della comunità cristiana, nel rispetto delle misure disposte, ma nella pienezza della propria autonomia. I Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale” ha tuonato Bassetti. I vescovi italiani devo accettare le regole, quelle del governo, come tutti gli italiani. Non perchè lo dice questo governo, no. Lo impone il patto sociale che esiste tra i cittadini e lo Stato, quel patto sorto nel nome della Costituzione che rende un popolo Stato, Paese, comunità. Il discorso vale anche per i fedeli. Anche per Bassetti. Infine, per coloro che non riescono a pregare da soli, riamane tutte le mattine, in tv, Papa Francesco che celebra messa.