Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Che vi piaccia o meno, dalle urne ne uscirà “la grande coalizione”

di Lorenzo Peluso.

Due settimane ancora. Due settimane di campagna elettorale, ancora sottotono, in un Paese che il 4 marzo andrà al voto con scarsa convinzione, consapevole che nessuna coalizione raggiungerà il 40 per cento necessario a governare secondo la nuova legge elettorale. Ad oggi i sondaggi dell’istituto demopolis danno avanti la coalizione di centrodestra, col 37, 2 %, secondi i 5 stelle con il 28 % , terza la coalizione di centrosinistra col 27,5. Con il panorama politico ingessato in tre poli nessuno vincente, servirà un accordo post-elettorale tra avversari, inutile negarlo, e se le cose stanno così, con queste percentuali,  il più gettonato scenario è una sorta di grande coalizione a guida Forza Italia-Pd. Dunque a questo punto le quotazioni di Antonio Tajani, attuale presidente dell’europarlamento, restano le più auspicate. Altra ipotesi è un governo del Presidente. Insomma, Mattarella dovrebbe convincere un po’ tutti, che l’attuale Premier, Paolo Gentiloni, certamente un signore della politica, ha la capacità di poter interpretare un percorso nuovo, con ampio consenso a questo punto soprattutto di Forza Italia che dovrebbe però consumare ufficialmente una rottura con la Lega di Salvini. In realtà, e vi invito a riflettere su questo, all’indomani del voto ed in una situazione di confusione politica, ci potrà essere una reazione scomposta dei mercati con danni enormi che noi italiani abbiamo già conosciuto. Viceversa,  in caso di fibrillazione, un primo ministro già testato e conosciuto, potrebbe tranquillizzare tutti. Dunque si fa sempre più concreta la riconferma di Gentiloni. In verità, a leggere con attenzione le diverse dichiarazioni dei leader Pd e Forza Italia, si infittiscono i contatti tra le due componenti. I detrattoti gridano già all’inciucio, lo chiamano così gli esponenti dei 5 stelle che giurano che non si alleeranno con nessuno se chiamati a farlo. Per essere chiari però, se la grande coalizione la si fa in Germania, allora si parla di governi istituzionali e necessari, nel nostro Paese, per il caratterizzante odio tra gli schieramenti, che segnano la vita politica del nostro quotidiano, allora questa ipotesi è solo frutto di interessi dei leader o dei partiti. Probabilmente è ora che ci convinciamo che la politica si è definitivamente trasformata in altro. Occorre superare quindi il modello tradizionale di contrapposizione ideologica, perché semplicemente le ideologie non esistono più. I 5 Stelle, e non me ne vogliano, anche loro, sono stati travolti dalle polemiche sulle restituzioni dei compensi elettorali. Certo, anche in modo strumentale, questo va detto, ma il dubbio, una volta insinuato, fa più danni di un tarlo in una noce. Tant’è che nei sondaggi ufficiali sono in lieve calo ma restano pur sempre il primo partito. Quello che gli stessi pentastellati però non dicono, a guardare bene la situazione, è la possibilità, sempre più concreta che magari gli convenga addirittura aspettare il prossimo giro di giostra. Insomma, magari con una nuova legge elettorale, l’eventuale fallimento della ‘grande coalizione’, e dunque giochi fatti, definitivamente per andare a palazzo Chigi senza alcun problema. La sfida reale ora per tutti, paradossalmente non sarà il progetto futuro del Paese, ma semplicemente una campagna elettorale che sarà vinta da chi riuscirà a convincere i 17 milioni di italiani tentati dall’astensione ad andare alle urne. E’ li l’unica possibile svolta che potrebbe scompaginare le carte in tavola per tutti. I meno propensi ad andarci, alle urne, sono i giovani, gli appena 18enni, del tutto disillusi della politica. Insomma, gli under 25, neppure sanno chi e perché andare a votare. La sfida di cambiamento del Paese dunque deve essere rimandata, comunque vada. Triste ed amara realtà, che vi piaccia o meno.