Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Charlie Haden: Jazz e Libertà

Eduardo Sineterra

Scrivere oggi di eventi accaduti più di mezzo secolo fa, dunque distanti da questo nostro tempo, potrebbe risultare, ad un attento lettore, una forzatura d’indagine filo-storicista,  ma pochi sono gli accadimenti del passato che fanno ancora oggi da monito per questa contemporaneità e peraltro da questi sarebbe impossibile scindere la musica, la vita e le passioni dell’autore che andremo qui di seguito ad affrontare. Parliamo del conflitto statunitense in Vietnam, durante gli anni sessanta del ventesimo secolo, delle 3873 missioni segrete e dei massicci bombardamenti che il governo americano, guidato dal discusso presidente Nixon e dal suo stretto collaboratore e Segretario di Stato Kissinger, effettuò in Cambogia: Stato neutrale, limitrofo a quello vietnamita, allora terra già devastata da una sanguinosa guerra civile tra forze anticomuniste e Khmer Rossi e che ospitando dal 1966 basi militari del Vietnam del Nord era diventata un’area di forte interesse strategico dunque da eliminare tacitamente per non provocare reazioni internazionali. Il conflitto in Vietnam, le cui motivazioni stentavano a penetrare nel tessuto della società americana, turbò le coscienze di molti giovani statunitensi. I reportage dei corrispondenti di guerra, mandati in onda ogni giorno dai telegiornali nazionali sulle sofferenze e sulle atrocità commesse tanto tra i soldati quanto tra i civili, armarono un imponente movimento di protesta che chiedeva sempre più a voce alta la cessazione del conflitto. Artisti di primo piano della scena rock e jazz del tempo sentirono l’esigenza di aderire a questa crescente rivoluzione pacifista. 

Tra questi c’era anche il contrabbassista Charlie Haden (Shenandoah, Iowa, 6 Ottobre 1937 – Los Angeles, California, 11 Luglio 2014), musicista di grande talento proveniente dagli sperimentalismi avanguardisti e che insieme al noto sassofonista Ornette Coleman avevano posto le basi per un nuovo linguaggio musicale ovvero: quello del free jazz e del jazz informale. Nel 1972 collaborerà con il suo storico collaboratore e sassofonista Gato Barbieri alla colonna sonora del film Ultimo Tango a Parigi di Bernardo Bertolucci. Ma questo avverrà in seguito. Nel frattempo, rimasto profondamente turbato dalle politiche statunitensi nel Sud Est Asiatico e appena le notizie sui bombardamenti cambogiani iniziarono a trapelare, Charlie Haden decise di schierarsi apertamente a favore del movimento. Il contributo a questa causa passò attraverso la realizzazione di un album dai forti connotati politici che il contrabbassista già qualche anno prima, nel 1963, aveva ideato: quando per la prima volta ebbe modo di ascoltare le canzoni di resistenza della Guerra Civile spagnola. In collaborazione con la nota compositrice ed arrangiatrice Carla Bley incise Liberation Music Orchestra: il suo primo disco da solista, moderno e libero pienamente nelle forme d’espressione, arrangiato come le vecchie incisioni della Spanish Republican Band, con trombe, corno, tuba e sassofoni, registrato con una formazione composta da ben tredici elementi, i migliori musicisti dell’avanguardia del tempo. L’album è un magnifico incontro tra la tradizione e la modernità: dalla musica tradizionale spagnola ai virtuosismi destrutturanti del free jazz. Non solo: nel disco sono presenti parole del drammaturgo, poeta e regista teatrale Bertold Brecht, arrangiamenti originali degli anni trenta, il caos del canto, sovrainciso, di una donna spagnola, voci maschili del passato e citazioni a svariati temi come: Hasta Siempre brano composto nel 1965 da Carlos Puebla  in occasione dell’addio del “Che” da Cuba o We Shall Overcome, noto inno pacifista.

Siamo ancora nella perenne lotta tra forze democratiche e filo-fasciste, tra libertà ed oppressione. Haden considerava la guerra in Vietnam come un epico scontro tra un esercito popolare di liberazione e forze imperialiste. E vorremmo realmente pensare che tutto questo sia davvero anacronistico?