Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Certo è più semplice dire: ora basta; abbiamo già dato.

di Lorenzo Peluso.

Certo è più semplice dire: ora basta; abbiamo già dato. Lo è perché oggettivamente abbiamo dato, tanto. Innanzitutto ben 54 vite umane. Un tributo di sangue per un paese lontano, troppo. Dunque è certo più semplice dire basta che impegnarsi ancor di più per un popolo che alla fin fine vien da dire: si, ma chi se ne frega. E’ lontano l’Afghanistan. Occorre però guardare al mondo con altri occhi se pensiamo davvero che il mondo, in fondo  non è null’altro che un grande villaggio globale dove tutto è patrimonio di tutti. Si, si dovrebbe guardare al senso delle cose dando valore a fatti e circostanze che spesso sono distanti dal valore materiale delle cose. Ad esempio: il bene comune. Che valore ha in bene comune? Poi, ancora, che senso ha il nostro vivere se poco ci importa di come vivono gli altri? Gli ultimi, i diseredati, coloro meno fortunati, hanno davvero un senso ed un peso nel nostro vivere quotidiano? Capisco, sono domande queste che configgono con il nostro correre ogni giorno nell’attesa della sera e del giorno che verrà. Dunque, tornando all’Afghanistan, è più semplice dire basta, riportiamo a casa i nostri militari. A chi può importare davvero se oggi, grazie al contributo del nostro paese è sorta una nuova clinica pediatrica e ginecologica all’interno del Kabul National Military Hospital. Una struttura moderna, quasi ultimata, che potrà garantire il diritto alla salute delle donne afghane. Il nostro paese qui, in Afghanistan, ha fatto grandi cose di cui dovremmo andare fieri ed orgogliosi. Certo abbiamo investito risorse, tante anche. In questo caso un contributo di 8,5 milioni di dollari per questa nuova clinica pediatrica e ginecologica. Un  progetto interamente finanziato dall’Italia nell’ambito dell’Afghan National Army Trust Fund, un fondo gestito dalla Nato, cui l’Italia ha partecipato sino ad ora con un contributo annuale di 72 milioni di euro. Denaro che però lo si può toccare con mano, lo si può vedere. Un  nuovo padiglione che sostituirà i locali attualmente in uso per assicurare cure sanitarie a donne e bambini in un contesto protetto in grado di facilitare anche il lavoro delle donne impiegate nelle forze armate. Non solo questo, è chiaro, perché l’Italia si è impegnata anche a fornirà un training in ostetricia e ginecologia al personale militare medico. E’ vero, il bene non si misura, non ha un metro di valutazione. Il bene è solo bene, spesso silenzioso. Non fa alcun rumore. le donne afghane però lo sanno, lo riconoscono e soprattutto non danno nulla per scontato. occorre guardarle negli occhi per comprendere che hanno una speranza di vita, una speranza di poter immaginare un domani, dove anche l’oggi gli è negato, grazie a quanto fatto dall’Italia in Afghanistan. Un impegno costante durato quindi anni al solo scopo di promuovere la partecipazione attiva delle donne nella vita sociale, politica ed istituzionale del Paese. possiamo certo smetterla qui, ora. Ritiriamo i nostri militari dal paese, li riportiamo a casa. Certo, possiamo farlo. E’ la cosa giusta da fare? Su questo dovremmo interrogarci, tutti. Quel che abbiamo fatto  in questi anni, a differenza di altri eserciti impegnati in Afghanistan, non è stato “esportare la nostra democrazia” ma viceversa migliorare la vita di coloro che vivono nel loro paese, dando la possibilità di comprendere che esistono altri modi, altre soluzioni, un’altra vita. Ecco cosa abbiamo fatto. Abbiamo consentito a migliaia di bambine e bambini di andare a scuola, di conoscere, di apprendere. Abbiamo consentito a migliaia di donne di potersi curare. Abbiamo consentito ad un paese intero di poter sperare. Se questo non ha valore, allora è giusto che diciamo: ora basta; abbiamo fatto già troppo.