Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

C’è speranza per la Siria.

di Lorenzo Peluso

siria

C’è speranza forse per la Siria. Le cose cambiano. Intanto, da registrare, che la tregua sostanzialmente sta reggendo. Il cessate il fuoco parziale nelle ultime ore è stato rispettato almeno nelle province di Quneitra, Daraa e Sweida.  Un accordo debole, sia chiaro, ma che al momento viene rispettato dai ribelli che chiedono però molto di più che una soluzione parziale. L’accordo è stata raggiunto dopo intensi negoziati tra inviati statunitensi e russi in Giordania, durante i quali anche Israele è stato consultato. Sul piano diplomatico comunque è un primo vero passo avanti per Trump. Il vero obiettivo della Casa Bianca infatti è fermare l’avanzata degli Hezbollah libanesi e dei Pasdaran iraniani verso il confine israelo-giordano che aprirebbero un altro fonte di scontri. Tutto questo in attesa che possano riprendere i negoziati di pace a Ginevra. A questo punto si può già iniziare a fare un po’ di conti. Nei sei anni di conflitto in Siria 320 mila persone sono morte ed oltre la metà della popolazione sono fuggite dalle proprie città d’origine. La Banca Mondiale ha stimato in ben 226 miliardi di dollari il costo di questi anni di guerra per l’economia della Siria.  “La guerra in Siria sta dissolvendo sia l’economia che la società del paese” ha riferito  il vice presidente della Banca Mondiale per il Medioriente, Hafez Ghanem. Il report ha messo in evidenza come oltre il 27% delle case, degli ospedali e delle scuole sono state distrutte dal 2010 ad oggi. Sul fronte lavoro poi almeno 538mila posti di lavoro sono stati persi. Oggi almeno tre quarti della popolazione siriana in età da lavoro è disoccupata. Una fotografia impressionante della fine ingloriosa di un grande paese. La ripresa però è possibile. Ne è riprova il fatto che circa 450 mila sfollati, all’interno del paese, sono  ritornati nelle aree controllate dal governo siriano. Altri però, quasi 31 mila hanno deciso di trovare riparo all’estero. Il dato è confermato dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). Aleppo, Hama, Homs e Damasco sono le città dove gli sfollati sono rientrati con la speranza di riprendersi le proprietà, abitazioni, esercizi commerciali. Il ritorno di un numero così massiccio di civili nelle città controllate da Damasco forse impone anche un ulteriore riflessione sul fatto che forse, non è del tutto vero che il popolo siriano scappa dal “brutale dittatore” Bashar al-Assad.Una pagina nuova probabilmente sta per scriversi nella storia moderna della Siria. Rimane un punto fermo l’oggettività delle informazioni diffuse dall’agenzia delle Nazioni Unite secondo la quale, i rifugiati ritornano a casa perché percepiscono una maggiore sicurezza nelle aree non più zone di guerra. Il dramma vissuto dalla popolazione in questi lunghi anni di guerra non può essere misurato. Oltre 300 mila morti, alcune stime in verità parlano di mezzo milione di vittime e di altrettanti feriti. Altissimo il prezzo pagato dalla popolazione civile, in particolare anziani, donne e bambini.