Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Cavalleggeri Guide di Salerno in festa per San Giorgio. Intervista al Cappellano Militare.

di Lorenzo Peluso.

Come ogni anno il 23 aprile, memoria liturgica di San Giorgio Martire, i reparti di Cavalleria onorano il proprio patrono. Abbiamo deciso di intervistare il Cappellano Militare Capo di Salerno-Avellino e Benevento, don Claudio Mancusi. Don Claudio, che senso ha per i militari, celebrare un patrono? Avere un patrono significa rivolgere lo sguardo ad un punto di riferimento: questo vale sia per i militari cattolici, che in questo riferimento scorgono un modello che ha ben aderito all’ideale del Vangelo, sia per i militari diversamente credenti o non credenti che, comunque, trovano un richiamo di virtù umana nel personaggio celebrato. Quindi il senso stà nel proporsi un obiettivo, un modello, una pagina di vita vissuta che risulti ancora attuale e realizzabile. Chi è stato San Giorgio e perché è invocato come patrono della Cavalleria? Le fonti della tradizione dicono che Giorgio appartenesse agli “equites”, un ufficiale di cavalleria dell’esercito romano, originario di Nicomedia, vissuto nella seconda metà del III secolo d.C. sotto l’impero di Diocleziano. Distintosi per la difesa dei poveri e dei deboli, cui donò tutti i suoi averi, subì il martirio per la fede, non avendo voluto offrire sacrifici in onore dell’imperatore. E’ definito megalomartire, il grande martire, ed il suo culto è celebrato in tutte le chiese che ammettono la venerazione dei santi. La Legenda Aurea vuole che sconfisse un drago combattendo da cavallo, per salvare una principessa: segno dell’annientamento del male che opprime i deboli, con la forza che viene dall’alto. La Cavalleria, oltre ad essere un’Arma dell’Esercito, è sinonimo di altruismo, di cortesia, di attenzione all’altro: come vengono incarnati questi tratti dai Cavelleggeri e dai loro colleghi? Io direi che la Cavalleria è soprattutto uno stile che qualifica pensieri ed azioni rendendoli sempre più umanizzanti: i militari italiani sono costantemente impegnati ed apprezzati per l’opera di mantenimento della pace e della sicurezza sia in patria che all’estero. Disarmano le coscienze male intenzionate ed armano con “falce e vomero” – direbbe il profeta Isaia – le mani dei deboli: cioè forniscono tutti gli strumenti educativi, sanitari, logistici, basilari a condurre una vita decorosa e più umana lì dove le condizioni sociali e politiche hanno disumanizzato la popolazione: questa è definita la via italiana del peacekeeping. Essere cavaliere oggi continua a significare schierarsi dalla parte dei deboli, custodirli, renderli liberi, aiutarli a realizzare i diritti fondamentali, sapendo che il cavallo di San Giorgio calpesta sempre il drago, il bene vince sempre il male. Un augurio particolare alle Guide? Certamente: sono i miei parrocchiani! Auguro con affetto che riferendosi al coraggio ed alla fede del patrono, San Giorgio, continuino a costruire ponti di pace e solidarietà superando i muri della divisione e della discordia.