Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Caso Ilaria Alpi. Una vergogna di Stato.

redazione

Era il 20 marzo 1994 quando a Mogadiscio la giornalista e fotoreporter italiana del TG3, veniva assassinata insieme al suo cineoperatore Miran Hrovatin. A 23 anni dal duplice omicidio la procura di Roma ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta per l’impossibilità di risalire al movente ed ai killer. Una decisione che ha suscitato non poche reazioni e sentimenti di “sconcerto, amarezza e rabbia”. Alla madre della giornalista, Luciana Alpi, è arrivata anche una telefonata da parte della Presidente della Camera: “Ho voluto esprimere alla madre di Ilaria la mia vicinanza in un momento che so essere per lei di grande sconforto”, ha detto la Presidente  Laura Boldrini. “Lei deve sentire di non essere sola – ha aggiunto – anche in questo passaggio così difficile. C’è una richiesta di giustizia che non può e non vuole spegnersi. Lo dobbiamo non solo ai familiari di Ilaria e Miran, ma ai tanti che si aspettano di sapere la verità”.  “Sconcerto, amarezza e rabbia. Questi i sentimenti che suscita la richiesta di archiviazione dell’inchiesta sull’uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin” scrivono in una nota Fnsi (Federazione Nazionale Stampa Italiana) e Usigrai (Unione Sindacale Giornalisti Rai) che aggiungono che si tratta di “sentimenti aggravati dalla recente sentenza emessa dal tribunale di Perugia che ha scagionato l’unico imputato e ha di fatto confermato l’impressionante serie di depistaggi e bugie che hanno caratterizzato questa vicenda”. “Riteniamo – continuano – che la ricerca della verità debba proseguire non soltanto per un dovere nei confronti delle due vittime, ma anche e soprattutto perché in uno Stato di diritto non possono essere consentite omissioni e reticenze. Per questa ragione, nell’auspicare che la richiesta di archiviazione non venga accolta, abbiamo concordato con la signora Luciana Alpi che qualsiasi ulteriore iniziativa sarà decisa ed annunciata il prossimo 6 luglio nel corso della manifestazione promossa da Fnsi, Usigrai e Articolo21, alle 17.30 nella sede della Federazione nazionale della stampa a Roma, in occasione della presentazione del libro ‘Esecuzione con depistaggi di Stato’. Siamo certi – concludono Fnsi e Usigrai – che le massime autorità dello Stato seguiranno l’iniziativa con la dovuta attenzione”. La decisione della procura ha suscitato non poche riflessioni. “La ricerca della verità non può fermarsi. L’inchiesta non può concludersi con l’archiviazione” ha affermato Stefano Pedica del PD. “La richiesta della Procura di Roma lascia molto perplessi e amareggiati – sottolinea Pedica -. Trovare la verità è un dovere verso le vittime e le loro famiglie. E dopo 23 anni è assurdo ritrovarsi con un pugno di mosche in mano. Mi auguro che le istituzioni facciano sentire forte la loro voce”. Sull’argomento è intervenuto anche Walter Verini, capogruppo Pd in commissione Giustizia della Camera: anche lui ha espresso “delusione e amarezza”. “Queste – ha sottolineato – sono le mie prime reazioni davanti alla notizia della richiesta di archiviazione da parte della Procura di Roma, in merito all’uccisione della giornalista del Tg3 Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin. Dopo la sentenza della Corte di Appello di Perugia, a mio modo di vedere c’erano, e ci sono, tutte le condizioni per dare nuovo impulso alle indagini per cercare di trovare le prove di quella che tutti sappiamo essere la verità. Ilaria e Miran furono uccisi perché avevano scoperto responsabilità di faccendieri, affaristi, pezzi deviati dello Stato all’ombra della cooperazione internazionale e traffici di rifiuti e di armi con relativi depistaggi. Per questo la richiesta della Procura di Roma lascia amareggiati e delusi”.