Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Caso Arianna Manzo, Cicchetti: “La famiglia conta sulla parola di De Luca”

redazione

“Sono certo che con il presidente De Luca, smentendo le voci che vorrebbero annoverare la promessa assunta nei confronti della famiglia, lo scorso sabato, tra quelle elettorali, riusciremo a superare, attraverso una transazione, una simile inaccettabile pronuncia”. Lo sottolinea, in una nota, l’avvocato Mario Cicchetti, legale dei coniugi Manzo, genitori di Arianna Manzo, la ragazzina di 15 anni rimasta vittima di un caso di malasanità che l’ha resa tetraplegica, sorda e ipovedente. Eugenio Manzo e la moglie da qualche giorno hanno iniziato lo sciopero della fame, per protestare e adesso si sono visti sospendere dai giudici di secondo grado il risarcimento da tre milioni di euro ottenuto dal Tribunale di Salerno. Cicchetti ha inviato una lettera al governatore della Campania per ricordare che la decisione di sospendere il pagamento ha messo la famiglia Manzo “in un clima di assoluta disperazione in quanto, non sono più in grado di garantire alla piccola il minimo delle cure necessarie alla sua sopravvivenza. E sono, essi stessi, stremati, – si legge nella missiva – tant’è che mi confermano l’intenzione di proseguire nell’intrapreso sciopero della fame”. “La Corte di Appello di Salerno avrebbe potuto sospendere totalmente o anche solo in parte l’efficacia esecutiva della sentenza impugnata. La scelta, tanto sorprendente quanto moralmente e giuridicamente inaccettabile, assunta dalla Corte – ha detto ancora l’avvocato Cicchetti – è stata, invece, quella di tutelare in toto gli interessi dell’azienda -che solo teoricamente e solo a seguito della denegata ipotesi di accoglimento del proprio appello avrebbe potuto ricevere un danno- a fronte del diritto, quello si, costituzionalmente garantito, alla salute della piccola Arianna. La quale sicuramente, e non teoricamente, ha ricevuto danni (ulteriori rispetto a quelli causatigli dal Cardarelli a soli due mesi e mezzo di vita) per le lungaggini del primo grado di giudizio (nove anni per ottenere la sentenza) e per la disumana decisione assunta dalla Corte nella giornata di ieri che le imporrà di attendere altri anni (5,6,7,8,9) in attesa della sentenza di secondo grado”. “La stessa, infatti, avrebbe anche potuto commisurare le varie esigenze manifestate dalle parti in causa, sospendendo solo in parte l’esecutività della sentenza e quindi sbloccando parte del risarcimento milionario che avrebbe consentito alla piccola di curarsi. Ma la scelta è stata altra: non garantire alla minore le cure necessarie alla sua sopravvivenza”, ha concluso il legale.