Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Cari giovani, lasciare gli studi non conviene. Lavora meno di un giovane su tre

redazione

Nel 2017, tra quanti abbandonano precocemente gli studi, meno di un giovane su tre lavora. Il tasso di occupazione degli Elet (Early leaving from education and training) ha registrato un forte calo dal 2008 – anno nel quale più di un giovane su due lavorava – fino al 2014, quando meno di un giovane su tre era occupato. Al drastico calo occupazionale associato alla crisi non si è tuttavia contrapposto, nell’ultimo triennio, alcun aumento nel tasso di occupazione di questo collettivo di giovani, a fronte della generale ripresa che si sta invece registrando nel mercato del lavoro e che sta coinvolgendo anche i giovani con più elevati titoli di studio. E’ quanto si legge in un report dell’Istat sui livelli di istruzione della popolazione e sui ritorni occupazionali. Rispetto alla media europea, il tasso di occupazione degli Elet è significativamente più basso (il differenziale pari a 12,8 punti) ed inferiore rispetto agli altri grandi Paesi dell’Unione. Nel 2008 il tasso di occupazione degli Elet italiani era di poco inferiore a quello medio Ue; durante la crisi economica e fino al 2014, il calo occupazionale è stato molto più forte rispetto a quello medio Ue e, tra i più grandi Paesi, è stato inferiore solo a quello della Spagna. Peraltro, nell’ultimo triennio al mancato recupero occupazionale degli Elet in Italia si contrappongono tassi di occupazione degli stessi in netta ripresa, sia nella media Ue che negli altri grandi Paesi, con la sola eccezione della Francia. Al drastico calo occupazionale degli Elet in Italia si è associato un altrettanto rilevante aumento della quota di coloro interessati a lavorare ovvero disoccupati e forze di lavoro potenziali: nel 2017 il 48,4% degli Elet mentre nel 2008 il 32,3%. Tra i giovani che – abbandonati precocemente gli studi – lavorano, il tasso di occupazione è pari al 37,2% per gli uomini e scende al 22,5% per le donne. Le disparità territoriali nelle opportunità lavorative sono ampie: il tasso di occupazione è pari al 43,1% al Nord, 37,6% nel Centro e cala al 22,2% nel Mezzogiorno. La componente straniera presenta un tasso di occupazione (39,5%) più alto di quella italiana (pari al 29,4%).