Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Caporali, generali, immigrati, sindacati. Il Paese del: “domani vediamo”.

di Lorenzo Peluso.

Non posso nascondere la mia indignazione. Non posso e neppure voglio. Non posso sopportare questa rincorsa alla “dichiarazione opportuna” soprattutto da parte di chi, ogni giorno la condizione del caporalato la vede, la vive, la conosce. I sindacati, di ogni sigla conosciuta e sconosciuta che sia. A Foggia, il grave incidente in cui lunedì hanno perso la vita 12 braccianti. un incidente stradale, intanto. Un grave fatto di sangue che ha riacceso la luce su un fenomeno che non è mai cessato, anzi, ha amplificato se possibile, la sua presenza soprattutto al sud. Il fenomeno dei braccianti immigrati irregolari al Sud è arcinoto. Il 60% dei lavoratori a nero in agricoltura è utilizzato da aziende agricole del mezzogiorno. La Puglia, certamente, almeno il 20% nel sistema produttivo del pomodoro, quello destinato all’industria della trasformazione. Ma anche la Campania, e la Calabria. Insomma i numeri sono noti: almeno  400mila gli immigrati sottopagati e impegnati durante il periodo estivo nelle campagne italiane. Attenzione, i dati sono forniti ufficialmente dai sindacati Cgil, Cisl e Uil. Chi vive al sud lo sa bene; i braccianti aspettano all’alba nelle piazze dei paesi. Arriva il pullman, i pulmini, e li carica. la sera, al tramonto, li depositano, li riportano, a casa. E chiamiamola casa. Insomma tutto chiaro a tutti, però ora, tutti trovano il coraggio, la forza di parlare, di denunciare. “A Salerno e provincia i furgoni carichi di braccianti partono tutte le mattine, alla stessa ora, dalle stesse piazze, guidate dai soliti caporali verso le aziende di sempre”.  Affermano oggi i sindacati. “Quei furgoni vanno fermati, i conducenti vanno arrestati, le aziende sanzionate, anche a tutela delle ditte sane che offrono buona occupazione”. Così gridano oggi i sindacati. Ieri però? La settimana scorsa? Insomma, quando questi stessi sindacati sono scesi all’alba in una di queste piazze, le solite, conosciute, ed hanno protestato; so sono ribellati a questo sfruttamento?  Quando si sono fatti accompagnare dai carabinieri, in quelle stesse piazze, conosciute, le solite, ed hanno denunciato pubblicamente quei caporali, quello sfruttamento? Certo, oggi a leggere le dichiarazioni rese dai vari sindacalisti  è facile pensare che “ormai sono anni che denunciamo” così dicono.

Dunque significa che sono le forze dell’ordine a non agire? Certo che no; non è così. Semplicemente perché vere denunce, di quelle firmate e protocollate, non ve ne sono. Viceversa ci sono proclami, interviste, dichiarazioni, quando non è possibile farne a meno, o forse quando magari si può cogliere l’attimo. Poi, come sempre, tutto ritorna alla normalità. E’ accaduto a Rosarno, in Calabria, dopo i fatti tragici di qualche tempo fa. E’ accaduto nel casertano, anche qui fatti tragici, poi più nulla. Insomma, lo sfruttamento in agricoltura, e non solo di immigrati, è storia di tutti i giorni. Lo sanno bene i sindacati, perché sono loro che poi preparano le domande di disoccupazioni degli stessi lavoratori, a stagione finita. Lo sanno e conoscono bene i meccanismi che ruotano nel sistema, buste paga ad arte, paghe da fame. Poi la disoccupazione sistema tutto. La cruda ed amara realtà. Insomma, non me ne vogliano i sindacati, di cui ho rispetto, sia chiaro. Vi sono certamente persone che lottano e si impegnano, per provare ad invertire la rotta. ve ne sono tante altre che certamente, si arrendono all’ovvio e magari provano a far buon uso di circostanze che è chiaramente difficile debellare. Eppure però basterebbe poco per far cambiare idea a chi la pensa così. Basterebbe che una mattina qualunque, in una piazza qualsiasi, all’alba, un sindacalista, magari anche più di uno, fermassero uno di quei pulmini, impedissero quel carico umano; gridassero la loro indignazione. Accompagnati dai carabinieri magari, poi in caserma a sottoscrivere una denuncia chiara, con riferimenti specifici, indicando fatti, persone, luoghi e circostanze. Certo, era solo un’idea. E’ molto più semplice fare appello ai prefetti: “inseriscano subito in agenda la questione sfruttamento in agricoltura”. Si è più semplice fare questo, anche perché così non bisogna mettersi contro nessuno; non occorre neppure mostrarsi. Anzi, neppure svegliarsi all’alba. Intanto, ogni giorno, migliaia di persone, immigrate e non, per soli 20 euro, per almeno undici ore di lavoro al giorno, garantiscono che si raccolgano i pomodori, le fragole, i cetrioli, poi verrà il temo dell’uva. Domani è un altro giorno.