Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Cambio di strategia per Trump in Siria.

di Lorenzo Peluso.

siria distrutta

Cambio di strategia per Trump in Siria. Nuovo piano americano per fornire armi pesanti alle milizie curde dello Y.P.G. (Unità di Protezione Popolare ) in Siria nel quadro della lotta contro i militanti dell’autoproclamato Stato Islamico. Una decisione del Pentagono assunta nonostante la ferma opposizione della Turchia. Inutile dire che la questione curda crea e creerà problemi nella definizione del futuro assetto della Siria. La promessa della coalizione internazionale di riconoscere l’indipendenza del Kurdistan si è sviluppata negli ultimi due anni attraverso l’impegno, mantenuto, da parte delle forze militari curde di affrontare la prima linea di attacco anti-Isis. La situazione ora però è ad una svolta. Per Trump lo scopo dichiarato è integrare i soldati curdi nella battaglia per la riconquista di Raqqa, considerata la “capitale” dell’Isis. In realtà la mossa di Trump va nella direzione di non lasciare campo libero alla Russia nella questione Siria. Intanto non si è fatta attendere la reazione della Turchia. “La lotta al terrorismo non si può fare con un’altra organizzazione terroristica. Questo passo potrebbe mettere in pericolo il futuro della Siria e della regione. Ed è evidente cosa hanno provocato in Siria passi falsi fatti in passato” ha ammonito Erdogan. Per Ankara infatti insiste un legame tra le milizie curde e il Pkk, Partito dei Lavoratori del Kurdistan, che considera un’organizzazione terroristica. Per Erdogan i curdi siriani sono una specie di braccio armato del Pkk. Da tempo Ankara chiede a Washington di dirottare gli aiuti destinati ai kurdi siriani in favore dei ribelli anti-Assad, che la Turchia sostiene e addestra. Gli USA però provano a chiarire la decisione. “Vogliamo rassicurare la popolazione e il governo turco che gli Stati Uniti si impegnano ad evitare ogni rischio aggiuntivo per la sicurezza e a proteggere l’alleato della Nato. Gli Stati Uniti continuano a dare un appoggio prioritario agli elementi arabi in seno alle Forze Siriane Democratiche” ha riferito il portavoce della Casa Bianca Scean Spicer. La scacchiera internazionale subisce ora la forte influenza della questione curda. Una questione spinosa dalla difficile soluzione e che potrebbe aprire un nuovo fronte, una volta chiusa la partita Isil. Oltre alla Siria, infatti,  rimane aperta anche la questione Mosul, in Iraq, dove le forze  militari peschmerga, addestrate ed armate dalla coalizione internazionale, sono state utilizzate per mesi nella prima linea anti Isis. Se in Iraq però la situazione è di assoluto stallo, nella riconquista definitiva di Mosul, sul piano prettamente militare in Siria, le forze democratiche, composte per lo più da curdi, avanzano e si preparano all’assalto finale a Raqqa. Una dura battaglia, nelle ultime ore, ha portato alla liberazione della città di Tabqa, appena 40 chilometri a Ovest di Raqqa. Luogo strategico in vista dell’attacco finale. Non a caso in queste ore, le truppe americane, dislocate nel nord-ovest della Siria, a Derik, sono pronte alla stretta a tenaglia per liberare Raqqa. Si attende solo il via libera di Trump.