Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Attacco kamikaze nel quartiere diplomatico di Kabul.

di Lorenzo Peluso.

Kabul – Il sangue scorre e  l’odore acre della morte che si fonde con la polvere da sparo riempie i polmoni. Nulla è cambiato, o forese, per meglio dire, tutto oramai è tornato a ciò che è già stato. Morte, devastazione, terrore. Ancora una volta un kamikaze si è fatto esplodere a Kabul nella green zone, di Akbar Khan, il quartiere diplomatico sede di molte ambasciate tra cui quella canadese, australiana e americana.  L’attentato ora, rivendicato dall’Isis, e non dai talebani, ha provocato la morte di 8 persone e diversi feriti. L’attacco è avvenuto nella rush hour di martedì sera, nel momento della chiusura di uffici e attività commerciali. L’esplosione si è verificata in un momento in cui nella capitale sono state rafforzate le misure di sicurezza, dopo una serie di attentati tra cui quello davanti all’ambasciata tedesca lo scorso maggio e l’ultimo ad una moschea sciita che ha ucciso oltre 50 persone. La capitale afghana è dunque ripiombata nell’orrore delle stragi kamikaze, quelle imprevedibili e purtroppo le più sanguinose. Una situazione che probabilmente porrà seriamente la questione di una necessaria rivisitazione del ruolo e dei compiti dei militari della coalizione internazionale presenti in Afghanistan. La popolazione locale si interroga infatti sull’opportunità delal presenza straniera in cosiderazione del fatto che la stabilità raggiunta negli anni scorsi ormai è stata soppiantata da una nuova stagione stragista di matrice terroristica.