Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Antonioni e l’incomunicabilità (Parte 3)

Eduardo Sineterra

L’eclisse
“la socialità […] riguarda molto da vicino gli individui, perché l’individuo vive nella società […] oggigiorno a noi interessa vedere come la società si riflette dentro l’animo degli individui; perché, mi pare, che la cosa più importante sia proprio quello di rendere felice l’uomo, di procurargli un benessere, in modo che possa godersi la vita e quindi perché non dobbiamo occuparci di questo individuo, come è e di quali sono le sue necessità? Io credo che proprio questo sia anche la ragione del lavoro dei politici, dei governanti… forse se lo dimenticano ogni tanto. Ma per un cineasta, che abbia gli occhi che osservi la realtà, credo che questo sia un dato che non possa trascurare, più del rapporto che l’individuo ha con la società; perché se è vero che la società condiziona l’individuo è anche vero che l’individuo forma la società e quindi chi più di lui merita l’attenzione dell’obiettivo della macchina da presa” (Michelangelo Antonioni a Radio anch’io il 21/03/1978)
1962, Premio speciale della giuria al Festival di Cannes, ultimo atto filmico della trilogia dell’alienazione firmata Michelangelo Antonioni (segue “L’avventura” 1960 e “La notte” 1961); una sontuosa Monica Vitti in un’interpretazione destinata a riscrivere le pagine dei manuali attoriali; al suo fianco, un giovane ed acclamato attore Alain Delon. L’ Eclisse Twist, traccia della colonna sonora, è cantata da Mina.
La Roma degli anni ’60, dalle periferie dell’EUR fino al suo centro, è attraversata dalle vicende sentimentali di Vittoria, donna reduce da un logorante rapporto. Il di lei disincanto s’ avverte nell’espressione smarrita, gli occhi sgranati, la furia ed i sorrisi improvvisi; i vani rapporti che d’amicizia e di famiglia sono scuciti e l’incontro fortuito alla Borsa di Roma con un uomo, Piero, cinico broker, nemesi, in modi, di lei. Dapprima la travolgente passione poi infiniti silenzi ed infine tutto è sospeso.
Nelle memorabili inquadrature della prima scena (come in quelle successive) vengono ricreati spazi eterotopici dove i personaggi si annichiliscono vicendevolmente tra i riflessi di uno specchio ed il vortice di un aeratore che, insieme, soffia via sia le passioni che l’accaldata giornata romana. Poi l’equivoco romantico si palesa e la precarietà dei sentimenti positivi, da esso derivanti, domina gli interpreti che, tra rotture e nuove relazioni, insceneranno magistralmente il cinismo di un amore intermittente.
La società che il cineasta rappresenta, quella composita da generazioni di fantasmi di antiche miserie e nuove leve, si nutre di contraddizioni: é sia sensibile ai cambiamenti della modernità, dall’arte del suo tempo alla conoscenza di nuovi mondi, popoli, rumori, suoni importati dalle scienze antropologiche ed archeologiche, sia condizionata dagli andamenti dei titoli di borsa. Una società che filtra le sue necessità spirituali mediante bisogni materiali.
Del resto l’opera intera è pervasa da contrasti: deserti periferici e centro città; le luci intense delle camere mostrate dal buio esterno delle strade, le finestre e la notte; la morte, il silenzio ed il chiasso della Borsa di Roma, la vittoria e la sconfitta, il gioco delle azioni.
Antonioni, conquistato dalla sua musa, in lei ripone la sintesi dell’animo femminile; non solo: seguita e perseguita cinematograficamente la passione che pervade lei ed il suo amante sino alle scene finali dove, magnficamente, riesce a recuperarne la presenza nei paesaggi vuoti dapprima attraversati dall’assenza emotiva dei due.

Ora, affiancati da questo neorealismo interiore, ci avviamo cauti verso la fine di questo tormentato percorso. Chi é, dunque, l’ individuo? Cos’è la società? Ci annichiliremo ancora nell’incomunicabilità?
Maledetto Antonioni.

Fine.

fig. 1 - Vittoria e Riccardo

fig. 1 – Vittoria e Riccardo

fig. 2 - Borsa di Roma (1)

fig. 2 – Borsa di Roma (1)

fig. 3 - Borsa di Roma (2)

fig. 3 – Borsa di Roma (2)

fig. 4 - Vittoria, la madre, Piero

fig. 4 – Vittoria, la madre e Piero

fig. 5 - Kenya

fig. 5 – Kenya

fig. 6 - Piero e Vittoria

fig. 6 – Piero e Vittoria