Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Antonioni e l’incomunicabilità (Parte 1)

Eduardo Sineterra

Maestro del cinema italiano ed internazionale, ma anche pittore e scrittore, Michelangelo Antonioni (Ferrara, 29 Settembre 1912 – Roma, 30 Luglio 2007), dalla seconda metà del Novecento in poi, ha trasversalmente esplorato e reinventato le correnti cinematografiche del suo tempo, passando dal neorealismo ai film sull’incomunicabilità, dal bianco e nero al colore, fino alle invenzioni dell’elettronica.

L’avventura
” […] io non è che vado a rivedere volentieri i miei film perché ho sempre un po’ paura, poi perché vorrei rifarli […] perché sono cambiato, ho fatto altre esperienze, ho avuto altri interessi […] ‘L’avventura’ se dovessi rifarlo lo rifarei a colori, dove i personaggi si inserivano proprio per la stessa struttura morale psicologica del film in un certo paesaggio” (Michelangelo Antonioni a Radio anch’io il 21/03/1978).
Una produzione italo-francese del 1960, primo capitolo della trilogia dell’alienazione firmata da Michelangelo Antonioni (seguito da “La notte” 1961 e “L’eclissi” 1962) e Premio della giuria al Festival di Cannes nel medesimo anno “For a new movie language and the beauty of its images” (trad. Per un nuovo linguaggio del cinema e la bellezza delle sue immagini). Prende il via il sodalizio artistico tra il regista e Monica Vitti, attrice feticcio, giovane protagonista ed interprete delle tre messe in scene.
Sin dal titolo se ne colgono gli aspetti evocativi.
In questo primo atto, l’inaspettata e sospetta sparizione di una donna, Anna (Lea Massari), durante una gita in yacht su un’isola dell’arcipelago delle Eolie, avrà conseguenze significative sulle successive ricerche messe in atto dal suo compagno, Sandro (Gabriele Ferzetti), e dalla sua amica, Claudia (Monica Vitti).
Nella società moderna Antonioni si addentra tra i tortuosi sentieri dell’animo umano, affrontando temi quali l’amore, la felicità, il dolore, l’amicizia e i sentimenti tutti, colpiti dal morbo dell’incomunicabilità: episteme di vita dal quale non si è immuni. Da qui le inevitabili conseguenze: senso di vuoto, tedio, frustrazione, idealizzazione dei rapporti, tradimento e soprattutto rassegnazione di fronte all’imperturbabilità della vita.
E’ la storia, questa, di intrecci amorosi per vincere la vita e la sua sofferenza; è la storia dei baci rubati e dei silenzi; è il gioco dell’assenza come presenza e della presenza come assenza; è il vuoto interiore che si riverbera, grazie ad una geniale invenzione registica, nelle scomposizioni desertiche dell’entroterra siciliano e dei paesaggi urbani di Noto degli anni Sessanta; i rapporti costellati da una sessualità a volte violenta e sconcertante, a volte spenta ed alienante; è il simbiotico eppur incompleto rapporto d’amicizia ed è la languente attesa di decapitazione dell’amore e della sua inefficace forza; qui troviamo personaggi castrati delle passioni autentiche, immeritevoli persino del dolore, bendati di fronte alla complessità/semplicità altrui.
Ora, affrancandoci da ogni giudizio morale, che condannerebbe la leggerezza dei rapporti tra gli interpreti, non possiamo che essere compartecipi di quel dolore, di quel senso di straniamento, di quella lesa maestà nei confronti di questa stessa vita che si dichiara a noi avversa; ignari colpevoli di un romanticismo liberista.
Pertanto, dovremmo ritornare alla semplicità con fatica o ci converrebbe continuare facilmente a complicarci? E di conseguenza, continueremo a comprendere l’altro per ciò che ci mostra o per il gioco dei suoi intenti?
Il tempo è scaduto.
Si spengano le luci!

fig. 1 - Sandro e Anna

fig. 1 – Sandro e Anna

fig. 2 - Anna e Claudia

fig. 2 – Anna e Claudia

fig. 3 - Claudia e Sandro

fig. 3 – Claudia e Sandro

fig. 4 - Noto

fig. 4 – Noto (1)

fig. 5 - Noto (2)

fig. 5 – Noto (2)

fig. 6 - Noto (3)

fig. 6 – Noto (3)