Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Ancora tu. Per sempre tu. Lucio Battisti

Eduardo Sineterra

“Sovente la musica mi porta via come il mare! / Verso la mia pallida stella / Sotto una volta di bruma o in un vasto etere, / Metto vela. / Petto in avanti e polmoni gonfi / Come tela, / Scalo la cresta dei flutti accavallati / Che la notte mi nasconde; / Sento vibrare in me tutte le passioni / D’un vascello che dolora; / Il buon vento, la tempesta e i suoi moti convulsi / Sull’immenso abisso / Mi cullano. Altre volte, piatta bonaccia, grande specchio / Della mia disperazione!” (I fiori del male – Charles Baudelaire)

Venticinque intensi anni di attività  musicale, venti album di cui il primo omonimo datato 1969. Sono trascorsi quasi vent’anni dalla morte di una delle più controverse e geniali figure della musica italiana. Battisti Lucio, nato a Poggio Bustone (RI) nel 1943, ha raccontato l’uomo nella sua intierezza, la sua natura, la sua alterità, attraverso atmosfere intime, contrabbassi cavalcanti, sussurri altisonanti, urla armoniche e poi ritmo, tanto beat ed uno spiccato groove. Antagonista della notorietà e del pettegolezzo, per larga parte della sua vita artistica ha lottato per la deistituzionalizzazione della propria immagine: quell’artificio foraggiato dalle major discografiche, dell’idolo pop, dell’eroe delle masse, della musica facile, mentre in lui accadeva rivoluzione, evoluzione, distruzione “quando musica e miseria diventano una cosa sola” tuonava in Anima Latina (1974). Dissociato dalla musica e dalla lirica dei cantautori à la De Andrè, parolieri impegnati, in voga tra i giovani rivoluzionari sessantottini del suo tempo, Battisti ha cantato gli errori e le conquiste dell’uomo, le sue fortune e le sue rovine, dunque gioie e dolori, con guardo fisso all’evocato interlocutore disamorato. Poi la musica, ancor più che del testo, autentica vocazione: puri sperimentalismi, armonie inedite, ritmi esotici e sincretismi musicali hanno accompagnato il musicista durante tutti i personali attraversamenti di genere: dal pop, al progressive rock sino blues. Certo, la fama e la fortuna in vita dell’artista sono in buona parte dovute alla stretta collaborazione con il produttore-scrittore Mogol ma per noi posteri sono le collaborazioni con musicisti del calibro di Ivan Graziani (chitarrista), Claudio Pascoli (sassofonista), Hugh Bullen (bassista), Tony Esposito (batterista) che respingono l’immagine del “Battisti da spiaggia”. Ora, a quasi un ventennio dalla morte dell’autore, se ne avverte ancor più l’influenza nelle armonie e nelle melodie degli artisti della contemporaneità (Verdena, Dente, Bugo); quelle forme musicali che un tempo, ai più, erano così complesse oggi son tornate ad ispirare, insieme all’immagine dell’uomo riservato, della star-non star, dell’autore che difficilmente familiarizza con i mass-media.

Famelici di curiosità possiamo riscoprire autori passati e già pensati, non cedendo mai al gusto dell’ovvietà.
“Della musica leggera italiana mi piace tutto quello che ha fatto Lucio Battisti” David Bowie.

Grazie Lucio.