Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Ancora tagli alla scuola. Una situazione paradossale che mette in serio pericolo l’istruzione di base nel nostro paese

di Lorenzo Peluso

Scuola ed istruzione – Giovedì il Governo inizia a votare il documento di Economia e Finanza 2011. Prevista una vera e propria operazione di ”spianamento” della scuola italiana. Sono infatti ben 22 i miliardi di “risparmi” programmati in 5 anni.

Giovedì alla Camera, si inizia a votare il Documento che per la scuola pubblica italiana prevede quattro miliardi e 561 milioni di tagli previsti ogni anno dal 2012 al 2014. Tredici miliardi e 683 milioni portati via ad un organismo in grave crisi di ossigeno a cui dal 2009 al 2011 sono stati già tagliati otto miliardi e 13 milioni, con 87 mila cattedre annesse e 42 mila posti di personale amministrativo, tecnico, ausiliario. In totale quindi possiamo parlare di ben ventidue miliardi di euro che vengono meno alla scuola pubblica italiana. La quota del Pil oggi impegnata nell’istruzione, il 4,2 per cento, secondo il nuovo Documento Economico Finanziario del Governo calerà al 3,7 per cento nel 2015 e via via sino ad arrivare al 3,4 nel prossimo decennio. Ovviamente, per consentire questo non ci saranno nuovi contratti per i maestri e i professori fino al 2013 con il conseguente blocco anche degli scatti d’anzianità che resteranno allo stato attuale. 320 milioni in meno a bilancio per il Ministero dell’Istruzione per il solo 2011, poi ancora 640 milioni in meno nel 2012 e 960 nel 2013. Professori più poveri per una scuola con meno alunni. Questo lo strano futuro che si intravede per l’istituzione scolastica italiana che sino a poco tempo fa non solo era il vanto del nostro sistema pubblico ma soprattutto era invidiata in tutto il mondo. Una situazione che investe in pieno i piccoli plessi scolastici del comprensorio vallo di diano ed in generale i comuni delle aree interne. Infatti se da un lato la scuola è obbligatoria, dall’altro i tagli e la mancanza di personale, unitamente al sempre minor numero di bambini, costringe le dirigenze scolastiche ad applicare i famigerati accorpamenti tra istituti. Una circostanza quest’ultima che impone la soppressine di classi ed il trasferimento di alunni da un istituto all’altro. In estrema sintesi bambini che oggi frequentano classi di appena quindici unità saranno trasferiti presso gli istituti che hanno una maggior frequenza ed una disponibilità di personale maggiore. Una fatto che se crea pochi problemi nei grandi centri provoca viceversa enormi problematiche nei piccoli comuni che dovranno provvedere al trasporto degli alunni. Per non parlare dei disagi che saranno provocati agli stessi ragazzi. Questo il quadro di ciò che sta per accadere in virtù della necessaria razionalizzazione della spesa che però come vediamo, è solo ed esclusivamente a discapito dei servizi essenziali.