Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Anche questo è il Kosovo. Una terra di confine.

di Lorenzo Peluso.

Il tetto, in pannelli di eternit. Fuori il fango; della legna accatastata per alimentare un caminetto posto all’interno di una modesta abitazione. Un venticello freddo scuote le fronde di un albero di ciliegio. Sullo sfondo la centrale a carbone che erutta i suoi vapori e le polveri che si cospargono tutt’intorno. Il padrone di casa è morto già da qualche anno. A strapparlo alla sua famiglia un cancro ai polmoni. Una delle centinaia di morti che da anni si verificano in questa zona a qualche chilometro da Mitrovica. Siamo a nord del Kosovo, a qualche chilometri di distanza dal confine con la Serbia. In quel che è difficile definire abitazione vive una donna, di origine albanese. Il suo aspetto tradisce i suoi 53 anni. Di fianco un’altra abitazione, del tutto simile, dove vive la famiglia del figlio; la madre, tre bambine ed un neonato che non smette di piangere alla vista di questi sconosciuti. Accompagno i carabinieri dell’MSU di Pristina insieme al delegato della Croce Rossa per consegnare dei generi di conforto alla famiglia che vive in povertà assoluta. Il padre dei bambini vive di espedienti; non è in casa. Le bambine, belle come il sole di maggio, sono emozionate. La più grandicella, credo 10 anni, sembra quasi vergognarsi di questa condizione. Le altre due invece sono un fiume in piena di emozioni. Il piccolo, in braccio alla mamma non smette di piangere. Il sottufficiale dell’Arma si appresta ad aprire gli scatoloni certo che alla vista di un giochino il piccolo smetterà di piangere. In realtà dopo qualche minuto si convince del buon animo di questi sconosciuti ed inizierà, curioso, a comprendere la bellezza di quel gesto compiuto da quegli uomini in mimetica venuti da lontano con il sorriso. Non smettono di sorridere ora; aprono gli scatoloni e tirano fuori giocattoli ed ancora giocattoli. Nel mentre la nonna mi racconta del dramma della sua famiglia. Il marito lavorava nella centrale, a poche centinaia di metri dalla loro casa. Si ammalò di cancro, così come centinaia di altre persone in zona. Ora vivono di un sussidio sociale di qualche decina di euro. nel chiacchierare mi invita ad entrare in casa. Nessun pavimento a terra. Un tanfo insopportabile arriva dalla latrina. Pochi metri quadri; un letto di fianco al fornello per la cucina. Una sedia rotta; un tappeto che guarda ad est per le preghiere. Il mostro è alle spalle. Le esalazioni, le polveri rendono l’aria irrespirabile. Uno studio recente dell’Ong “Angelo misericordioso”, con sede a Mitrovica afferma che negli ultimi anni si è registrato un picco del carcinoma polmonare, soprattutto tra i pazienti di 72-75 anni. Il tasso di malati di carcinoma polmonare nel ’97 nell’ospedale di Mitrovica era del 2,6%, nel ’98 1,7%, nel ’99 del 4% e nel 2000 del 22%, solo per citare alcuni dati. Si commuovono i carabinieri e si perdono nello sguardo di questi bambini. La povertà, l’indigenza occorre toccarla con mano per comprendere quanto si è fortunati. Anche questo fanno qui, in Kosovo, i militari italiani impegnati nella missione internazionale Kfor per la stabilizzazione del Paese. Piccoli gesti di solidarietà e di aiuto. Mentre le bambine si contendono una Barbie, un maresciallo dei carabinieri dialoga con la nonna, aprendo uno scatolone con derrate alimentari. La donna sorride e ringrazia. Nel mentre la mamma dei bambini, una ragazza di 32 anni ma che a guardarla ne dimostra almeno 50, rimane in silenzio. Osserva e non parla. Ho l’impressione che tra tutti, è lei quella che la consapevolezza assoluta della miseria in cui è costretta a vivere. Anche questo è il Kosovo. Una terra di confine, dove si alternano i palazzi di vetro di Pristina e la baracca con il tetto i amianto a pochi metri dalla centrale a carbone.