Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Alta tensione nel Kurdistan iracheno. Spirano venti di guerra.

di Lorenzo Peluso.

barzani fan

Erbil – Tutto come previsto, o quasi. Un vero e proprio plebiscito che sancisce la volontà, già nota a tutti da anni, del popolo curdo di ritrovare uno Stato indipendente; si parte dunque la Kurdistan iracheno che con un  referendum ha chiarito al mondo la volontà assoluta di indipendenza. Ma cosa cambia ora? Nulla, in realtà. Di nuovo, neppure tanto, c’è la tensione  ed i timori di un nuovo conflitto armato nella regione. Mentre ad Erbil, la capitale del Kurdistan iracheno, la commissione elettorale festeggia annunciando l’oltre il 90% di sì a favore dell’indipendenza, a Baghdad il Parlamento iracheno dà il via libera al dispiegamento delle forze di sicurezza nella regione di Kirkuk, area strategica e vero obiettivo di tutti: il petrolio. Oltremodo provocatoria la dichiarazione del primo ministro iracheno che si è affrettato a dichiarare “nullo il voto” escludendo anche qualsiasi negoziato con i ribelli curdi. Ma non basta. Iran, Turchia e Siria, in appoggio al governo di Baghdad, hanno già messo nero su bianco una serie di azioni “preventive” dei confronti della regione autonoma del Kurdistan, ipotizzando sanzioni economiche. L’ago della bilancia, come sempre in tutta l’area, è la Russia. Da Mosca infatti si dicono cauti ed anzi fanno arrivare al governo regionale curdo un segnale forte di sostegno affermando di “rispettare le aspirazioni nazionali dei curdi”. va ricordato, a riguardo, che Mosca detiene importanti interessi economici nel Kurdistan. Chi alza però la voce è certo la Turchia. Sono almeno cinquemila i volontari turchi, infatti, che si dicono sono pronti a combattere per difendere la comunità turkmena dell’Iraq da un’eventuale proclamazione di indipendenza dei curdi. Contestualmente il Presidente turco Erdogan ha assicurato di tenere in considerazione ogni opzione economica e militare contro i vicini curdi. Da Erbil, senza sottovalutare la situazione, il leader curdo-iracheno Masoud Barzani ha lanciato un appello al dialogo.  “Si dia al dialogo il tempo necessario. Cerchiamo di diventare buoni vicini perchè con i Paesi vicini non vogliamo avere alcun tipo di problema. I Paesi vicini dovrebbero collaborare con noi ed avere un ruolo politico nel risolvere i problemi tra Erbil e Baghdad” ha riferito in tv Barzani. La tensione con Baghdad resta altissima. Il Premier iracheno Haider Al-Abadi, senza giri di parole, ha annunciato la linea dura predisponendo un piano per mettere sotto il controllo delle autorità federali irachene i valichi di frontiera. Intanto sul confine con la Turchia sono già dispiegati carri armati che mostrano al mondo le bandiere turca ed irachena. Ma il governo regionale del Kurdistan non ha nessuna intenzione di accettare minacce anzi, alzando ancor di più l’asticella dello scontro ha  comunicato ufficialmente che continueranno a controllare gli asset strategici e logistici, dunque non trasferiranno in alcun modo al governo di Baghdad la gestione degli aeroporti, intanto le compagnie aeree turche, Egypt Air e Middle East Airlines, sospenderanno a partire da domani mattina, venerdì 29 settembre, i loro collegamenti da Erbil. Una situazione di stallo diplomatico che attende un’eventuale evoluzione da imprimere dai due veri competitors internazionali: gli americani pro Baghdad e Mosca a favore di Erbil.