Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Allarme di Save The Children: I minori non accompagnati, vittime di tratta e lavoro nero

redazione

Nel 2016 e nei primi mesi di quest’anno il numero dei minori stranieri non accompagnati vittime di tratta e sfruttamento è aumentato rispetto all’anno primo. Lo scrive Save the Children nel suo report ”Piccoli schiavi invisibili -2017”, diffuso in vista della Giornata internazionale contro la tratta di esseri umani. 25.846 il numero di minori stranieri non accompagnati, più che raddoppiato rispetto al 2015 Prostituzione: arrivano principalmente dalla Nigeria e dalla Romania. Il caso Nigeria: una filiera strutturata e consolidata parte dal Lagos e si snoda fino all’Italia passando per le Connection House in Libia  durante lo scorso anno ha triplicato il numero di adolescenti arrivate nel nostro Paese (3.040). Per questo viaggio le giovani sono costrette a pagare un debito di 40-50 mila euro prostituendosi anche per 5 o 10 euro. Dalla Romania (il secondo gruppo più numeroso) le ragazze arrivano da contesti molto poveri, spesso sono senza genitori o affidate a terzi: ed è proprio con l’inganno di vedere mamma e papà in Italia che vengono portate qui e costrette a prostituirsi. I minori bengalesi: in aumento esponenziale l’arrivo di minori stranieri dal Bangladesh (16% del totale). Una volta vengono sfruttati da connazionali, italiani o cinesi, per i quali lavorano fino a 12 ore al giorno per 6 giorni di seguito. I minori egiziani: + 340% rispetto al 2011, per ripagare il debito contratto scappano dai centri per lavorare nei mercati generali, negli autolavaggi 12 ore al giorno 7 giorni su 7 per 2 o 3 euro all’ora, nelle pizzerie, kebabberie e frutterie anche in turnazioni notturne, per compensi che raggiungono raramente i 300 euro al mese. In molti casi si rendono anche disponibili a svolgere attività illegali, come lo spaccio di droga, o vengono adescati e sfruttati sessualmente nel circuito della pedofilia e pedo-pornografia. I minori “in transito”: quasi 4000 solo gli eritrei in fuga dalla dittatura di Afewerki. Come la maggioranza dei minori somali, etiopi, palestinesi, siriani e afghani, lasciano le strutture di prima accoglienza per raggiungere la famiglia o conoscenti in altre Paesi, dalla Svezia al Regno Unito. Finiscono però per riconsegnarsi nelle mani di una rete mista di connazionali e trafficanti, facilitatori e passeurs che li aiutano a raggiungere prima Roma o Milano, e poi i valichi di frontiera a nord per tentare di lasciare il Paese.