Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Allarme del Garante Infanzia: urge affrontare la vera emergenza educativa

redazione

“Numerosi segnali denunciano l’emergere di una serie di criticità nell’esercizio del ruolo educativo dei genitori. Adolescenti sempre più soli, bambini che chiedono di essere ascoltati e di giocare, utilizzo non consapevole dei social media, adulti sempre più distratti o assenti rappresentano indizi di una vera e propria emergenza educativa”. Lo afferma l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Filomena Albano, nella Relazione al Parlamento 2017 presentata a Palazzo Madama mercoledì 13 giugno. Presenti per il governo il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana e il sottosegretario alle Pari opportunità e giovani Vincenzo Spadafora. La presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati ha invece introdotto la relazione, sottolineando come il web rappresenti una “risorsa straordinaria”, da non demonizzare, ma “abbiamo il dovere di controllarne gli effetti e di gestire le potenzialità dei nuovi strumenti tecnologici a tutela dei più deboli”. “È necessario avviare un percorso che valorizzi l’ascolto, la partecipazione e la costruzione dell’autonomia dei ragazzi. I genitori condividano più tempo ‘di qualità’ con i figli”. “La realtà quotidiana – prosegue la Garante – ci consegna storie di violenza messa in atto da adolescenti, bullismo anche nei confronti degli adulti, fatti che reclamano un intervento preventivo. Per combattere e prevenire il bullismo e il cyberbullismo ho proposto che venga introdotta la mediazione come materia scolastica. Occorre far crescere la cultura della mediazione: solo attraverso di essa possiamo fondare una società più equa e pacifica, improntata alla reciproca comprensione e alla responsabilità”. “Tra le lacune perduranti nel sistema di protezione dell’infanzia c’è anche la mancata individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali dei minorenni – ricorda la Garante – La Costituzione prevede siano garantiti su tutto il territorio nazionale. È compito dello Stato definirli”. Tra le criticità segnalate dall’Autorità c’è poi la mancanza di un sistema di rilevazione dei dati in grado di fornire una fotografia completa di tutte le forme di violenza ai danni dei minorenni. “Non esistono a livello nazionale dati certi che permettano di quantificare tale realtà e delinearne i contorni” osserva la Garante Albano, sottolineando che “solo la conoscenza del fenomeno sotto l’aspetto quantitativo e qualitativo consentirà interventi mirati di prevenzione e contrasto nonché più efficaci azioni di assistenza e sostegno dei minorenni maltrattati”. Tra le priorità indicate dalla Garante, inoltre, c’è quella di nominare quanto prima i tutori volontari e distribuire uniformemente sul territorio i minori stranieri non accompagnati: su 4.115 aspiranti tutori volontari 1.166 risultano inseriti negli elenchi dei tribunali per i minorenni dopo esser stati formati e aver confermato la propria disponibilità. “Dal monitoraggio in atto sono state comunicate all’Autorità dai tribunali le nomine di 258 tutori. Siamo in una fase iniziale del monitoraggio e stiamo strutturando una banca dati che consentirà una rilevazione puntuale” afferma Albano. La Garante, inoltre, sottolinea la necessità di realizzare in Italia un nuovo ordinamento penitenziario minorile, con gli obiettivi di assicurare ai ragazzi progetti educativi individualizzati, sia per chi compie un percorso in istituto di pena sia per chi è sottoposto a misure all’esterno. È stato avviato un monitoraggio in tutta Italia per ascoltarli. “Inoltre è opportuno attivare una rete sul territorio per favorire il reinserimento dei ragazzi. Infine – ha concluso l’Autorità – è auspicabile che le misure penali siano eseguite nel luogo di vita, qualora ciò sia possibile e funzionale al percorso dei minorenni, per poter preservare i legami affettivi”.  Infine, l’autorità chiede di essere ascoltata su atti e sulla formazione delle leggi in materia di infanzia e adolescenza. Sulla scorta delle attività di ascolto “istituzionale” dei bambini e dei ragazzi presenti in Italia, l’Autorità garante ha realizzato nel 2017 studi e progetti che hanno portato alla formulazione di pareri e raccomandazioni alle autorità e agli adulti affinché i bisogni dei minorenni possano divenire diritti concreti. “Allo stato, però – ha rilevato la Garante Albano – mancano forme strutturate di consultazione dell’Autorità durante la formazione degli atti normativi in materia di infanzia e adolescenza. E così, come previsto dalla legge istitutiva, i pareri sono rimessi all’iniziativa della stessa Autorità”. “Auspico – ha affermato la Garante Albano – che venga previsto l’obbligo di richiesta di parere all’Autorità sia sugli atti normativi che si adottano che sugli atti di amministrazione attiva volti a definire le politiche dell’infanzia e dell’adolescenza”. Chiesta anche l’assegnazione di personale stabile (gli addetti sono tutti in posizione di comando) perché l’Autorità possa operare con indipendenza e compiutamente.