Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Alla visione utopica di ICAN preferiamo i lampedusani.

di Lorenzo Peluso.

naufragio a lampedusa

Non è una critica, anche perché negli anni,  di sviste, magari errori, il Comitato per il Nobel credo ne abbia infilate diverse. Sono convinto però, fermo restando l’attualità del tema nucleare, che il Nobel per la Pace debba avere caratteristiche ben diverse. Di sostanza, ecco. Insomma, per farla breve, la ong ICAN, International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN), ha vinto il premio Nobel per la pace 20017. Nella motivazione, il comitato per il Nobel invita le potenze nucleari a “seri negoziati” finalizzati all’abolizione dell’arma atomica. Il presidente del comitato del Nobel norvegese Berit Reiss-Andersen, quasi a giustificarsi per questa decisione, ha precisato: “l’Ican riceve il premio per il suo lavoro finalizzato a portare l’attenzione sulle catastrofiche conseguenze di qualsiasi uso delle armi atomiche e per i suoi sforzi fondamentali per giungere a un trattato che proibisca tali armi”. Così ha detto. Assolutamente condivisibile, il principio. La sostanza magari meno.  Insomma, mi aspettavo, finalmente, un riconoscimento al tema immigrazione. ecco, questa la verità. Mi sarei aspettato che dopo anni di duro lavoro, silenzioso anche, persone, famiglie, istituzioni, volontari, medici, soccorritori, potessero essere gratificati dal simbolo per eccellenza del lavoro svolto per la Pace nel mondo. Un Nobel per la pace, ad esempio ai lampedusani. Perché no? Un Nobel per la pace ad una ong, quelle che lavorano davvero per salvare vite umane, non i taxi del mare, che da anni operano nel mediterraneo. Oppure, perché no, un Nobel per la pace a Medici senza frontiere. Si, a loro che sono sempre in prima linea per affermare non solo la necessità di portare aiuto a persone vittime di violenze indicibili in aree di guerra e conflitti, ma soprattutto, spesso, mediatori di relazioni e dialoghi tra le parti. magari, ecco, un Nobel per la pace a Moon Jae-In, “Non ci sarà nessuna guerra nella penisola coreana – ha detto il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-In, capo di Stato della Corea del Sud che in merito alla grave situazione sul programma missilistico nordcoreano e le minacce di guerra nucleare globale da parte di Pyongyang, nonostante Seul sarebbe la vittima potenziale dell’artiglieria nordcoreana, ha detto: “Mi opporrò a un conflitto a tutti i costi e voglio che tutti i sudcoreani sappiano che non ci sarà nessuno scontro armato”. Oppure, perché no, un Nobel per la Pace anche all’inviato speciale dell’Onu, Staffan de Mistura, per l’impegno della diplomazia internazionale al fine di raggiungere una soluzione giusta e pacifica di un conflitto che dura da oltre sei anni: quello in Siria. E’ stato lui infatti l’artefice della ripresa del dialogo e delle trattative in corso tra Russia, Turchia, Iran, USA e governo siriano. O magari, perché no, un Nobel per la pace a Francesco, il pastore in vaticano per aver agevolato il dialogo e  la diplomazia tra il governo cubano e quello statunitense. Un ruolo discreto della Santa Sede, che ha fatto maturare il disgelo. Quello che ora sta facendo l’amministrazione Trump, certo è altra cosa. Il Nobel però è andato alla ong ICAN, International Campaign to Abolish Nuclear Weapons . La giuria di Oslo ha voluto premiare lo sforzo della Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari. Sono oltre 400 le organizzazioni che in circa cento Paesi hanno aderito al progetto di Beatrice Fihn, nato nel 2007 in Australia e oggi con sede in Svizzera. Una battaglia importante, sia chiaro, che ha portato lo scorso 7 luglio l’Onu ad adottare il Trattato per la proibizione delle armi nucleari, a cui gli Stati possono aderire dal 20 settembre. Cinquantatre Paesi l’hanno già firmato, quando lo ratificheranno diventerà un impegno vincolante. Ecco, quando lo ratificheranno, perché dobbiamo aspettare che l’impegno assunto diventi un impegno vincolante. Dunque siamo nelle mani dei 53 governi che hanno aderito, e nelle mani di Trump che non solo non ha sottoscritto l’impegno, ma credo non ci pensi neppure a farlo; e non sol lui per la verità. Ecco perché non mi convince questo Nobel per la Pace 2017.  Ma poi, siamo seri, lo slogan “Mai più atomica” perché si arrivi presto al disarmo universale, è un’utopia assoluta. Di questo siamo certo tutti convinti. E’ questo ciò che non funziona. Diamo segnali importanti, certo, a speranze e desideri, dimentichiamo nel contempo chi agisce quotidianamente e concretamente. Ecco, questo credo sia il motivo per il quale il Nobel per la Pace 2017, sia meritatissimo per la gente di Lampedusa. Non me ne vogliano le menti eccelse del comitato del Nobel norvegese, ma noi il Nobel, anche se in modo simbolico, quest’anno lo assegniamo a Lampedusa.