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Afghanistan – Attacco a Save The Children a Jalalabad. Sospese le attività della ONG.

redazione

Almeno tre persone sono state uccise nell’attacco rivendicato dall’Isis ieri contro Save the Children a Jalalabad, nell’est dell’Afghanistan. L’ong britannica ha perciò deciso di sospendere le sue attività nel Paese. Nel pomeriggio non si sentono più colpi di arma da fuoco sul luogo dell’attacco, oltre sette ore dopo suo inizio, ma la sorte dei dipendenti di Save The children resta incerta. Alcuni di loro sono ancora all’interno della sede dell’ong e uno ha detto all’Afp che si trova “ancora nella safe-room: non sappiamo se sia finito, aspettiamo che le forze di sicurezza ci dicano che possiamo uscire” ha detto. Almeno tre persone, due guardie di sicurezza dell’ong e un civile, sono morte, secondo il bilancio provvisorio fornito dal portavoce del governatore provinciale Attaullah Khogyani, che ha parlato anche di 24 feriti, 18 dei quali leggeri. Secondo Khogyani “una cinquantina di impiegati è stata evacuata dal sotterraneo, tra cui molte donne”. Il portavoce ha aggiunto che il corpo di uno degli assalitori, che ha fatto esplodere una cintura esplosiva, è stato scoperto sul luogo e un altro è stato abbattuto dalle forze di sicurezza. Gli uomini armati, il cui numero esatto non è noto, indossavano uniformi militari, ha precisato. Le autorità avevano annunciato qualche ora fa la fine dell’attacco, apparentemente prematuramente. Ma secondo una fonte di sicurezza un uomo armato è ancora nei locali dell’ong e il corrispondente dell’Afp ha continuato a sentire gli spari. Lo Stato islamico ha rivendicato l’attacco su Telegram, affermando che “tre martiri” si sono infiltrati nell’edificio dopo l’esplosione di un’autobomba. I talebani, anche loro molto presenti nella provincia di Nangahar, al confine con il Pakistan, hanno subito fatto sapere di non essere implicati nell’attacco. L’operazione è cominciata verso le 9 locali, le 5,30 in Italia, con un attentato con un’autobomba davanti al complesso che che ospita l’ong, che ha permesso a vari assalitori di entrare nell’edificio. “Ho avvertito un’enorme esplosione, che sembrava un’autobomba. Ci siamo messi al riparo e ho visto un uomo armato di un lanciarazzi fare fuoco contro il portone per entrare” ha detto un testimone ricoverato in ospedale, Mohammad Amin, fuggito poi con un salto da una finestra nel quale si è ferito a una gamba. Oltre un’ora dopo l’inizio dell’assalto, alle 10.20, un dipendente chiuso dentro i locali dell’ong ha dato l’allarme via WhatsApp a un amico: “Sono vivo, prega per me: sento almeno due attaccanti al secondo piano, ci cercano” ha scritto. “Chiamate le forze di sicurezza”. Dopo l’attacco Save the Children ha annunciato “la sospensione temporanea di tutte le attività in Afghanistan”, sottolineando che il Paese “è uno dei luoghi più difficili al mondo per i lavoratori umanitari”. Le ong sono regolarmente prese di mira in Afghanistan, che secondo il sito Humanitarian Outcomes è il secondo più pericoloso per i loro dipendenti dopo il Sud Sudan. Sono spesso vittime di rapimenti e attentati, raramente rivendicati. La Croce rossa internazionale di recente ha lasciato il nord del Paese e ha ridotto il personale dopo vari attacchi e un rapimento. L’attentato di Jalalabad si verifica quattro giorni dopo l’attacco a un grande hotel di Kabul, rivendicato dai talebani, dove sono morte una ventina di persone, di cui 14 stranieri.