Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Aborto, il Consiglio d’Europa: in Italia pieno accesso non garantito

redazione

Ancora critiche dal Consiglio d’Europa all’Italia per l’applicazione della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza. Provengono dal rapporto del Comitato europeo dei diritti sociali, che ha pubblicato i risultati 2018 sul seguito dato da 8 Stati (Belgio, Bulgaria, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Italia e Portogallo) alle decisioni rese nell’ambito della procedura di reclami collettivi su presunte violazioni della Carta Sociale europea. Nel quadro del capitolo dedicato all’Italia, il Comitato ha esaminato i reclami presentati dalla CGIL e da International Planned Parenthood Federation-European Network in merito all’accesso all’interruzione di gravidanza da parte delle donne, e al carico di lavoro eccessivo per i medici non obbiettori di coscienza. Presa visione dei reclami e delle considerazioni inviate dal Governo italiano, il Comitato osserva che esistono violazioni: 1) dell’articolo 11 perché l’accesso all’interruzione di gravidanza può essere difficoltoso e tale da obbligare le donne a cercare soluzioni alternative 2) dell’articolo E, perché esiste discriminazione per le donne costrette a migrare da un ospedale all’altro o addirittura a recarsi all’estero. Esistono, scrive il comitato “significative disparità” a livello locale e nonostante il dichiarato impegno del Governo, la situazione “non è stata ancora resa conforme alla Carta” e configura una discriminazione nei confronti delle donne e una violazione del loro diritto alla salute. Il Comitato esaminerà nuovamente la situazione sulla base delle informazioni che verranno sottoposte nell’ottobre 2019. La Carta Sociale Europea, considerata la Costituzione sociale d’Europa, rappresenta una componente essenziale dell’architettura dei diritti umani del continente.