Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Abnegazione ed impegno per la pace nei Balcani. I militari italiani in Kosovo.

di Lorenzo Peluso

Le strade del Kosovo sono più sicure grazie alla presenza dei militari di KFOR impegnati quotidianamente nel controllo del territorio. I blindati Lince percorrono le strade, spesso a supporto della Kosovo Police, per garantire la tranquillità di un popolo che si sforza per trovare una sua dimensione nuova, di convivenza e di crescita sociale superando il ricordo di una guerra cruenta che ha fatto 11mila morti e che ancora spetta di conoscere la sorte di 1647 dispersi. A Pec, nella base Villaggio Italia, 260 militari italiani, operano al fianco di altri 400 militari provenienti da sei nazioni, dalla Slovenia, dall’Austria, dalla Polonia e dalla Svizzera, persino dalla Turchia e dalla Moldavia. L’obiettivo è garantire la libertà di movimento ed il mantenimento di un ambiente pacifico e sicuro. Grande impegno poi nella attività di supporto alle forze di sicurezza kosovare. Naturalmente non manca l’azione umanitaria e quella diplomatica, per favorire la ripresa del dialogo tra Pristina e Belgrado. A guidare RC West è il colonello Natale Gatti del 17° Reggimento Sforzesca. Ai militari italiani, tra l’altro, è affidata la sicurezza dell’enclave serba di Decane, del suo antichissimo monastero situato lungo il fiume Bistriza. Vi abitano 20 monaci e novizi; L’abate, l’Archimandrita Sava Janiic, che dirige la comunità dal 2011, neppure trova le parole per ringraziare l’opera dei militari italiani a protezione del sito, costantemente minacciato di ritorsioni e più volte in passato oggetto di violenze da parte di rigurgiti di nazionalismo che si rifà ancora ala guerra dei Balcani. Nel 2004, l’Unesco ha inserito il monastero nella lista dei monumenti dichiarati comune eredità universale, citando i suoi affreschi come uno degli esempi della cosiddetta rinascita dei Palaeologi della pittura Bizantina e in un’annotazione un sito importante della vita del quattordicesimo secolo.
Nonostante il relativo ruolo umanitario durante la guerra in cui la comunità dei monaci ha salvato moltissime vite di albanesi del Kosovo, 150 albanesi furono soccorsi, ancora oggi purtroppo si registrano episodi di intolleranza minacce ed ostilità. La KFOR, grazie alla presenza dei militari italiani ne garantisce la sicurezza. La compagnia Papa Coy, controlla il monastero, circondato da filo spinato e militari che sostano all’ingresso e persino all’interno del monastero. Da giugno del 1999 i soldati italiani operano in Kosovo, sotto egida NATO in base della Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 1244.