Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

A Torino, la bella realtà del Luserna calcio femminile affidata a Giuseppe Acconcia.

di Lorenzo Peluso.

E’ bella la storia di Giuseppe. La storia di un figlio del sud, un figlio dell’emigrazione. La storia di una rivincita che trova la sua naturale collocazione nello sport. A Torino, la bella realtà del Luserna calcio femminile, ha affidato la direzione tecnica della Primavera ad un ragazzo del sud. Giuseppe Natalino Acconcia, questo il suo nome. Nato alla vigilia di Natale del 1968, in un paesino della Svizzera, a Thall. Aveva appena un anno di vita quando con i suoi genitori ed il fratello maggiore, arrivò per la prima volta a Sanza, piccolo borgo del Cilento interno, paese d’origine del papà, dove poi trascorse i primi cinque anni di vita insieme ai nonni. Erano gli inizi degli anni ’70. L’America, quella delle speranze, era Torino, la città industriale. Dalla Svizzera, la famiglia Acconcia, vi si trasferì  in cerca di fortuna e lavoro in Italia. Giuseppe aveva un grande sogno: il calcio. Un sogno che arrivato a Torino divenne una passione. I primi calci, come quasi la maggior parte dei suoi coetanei di allora che vivevano nello stesso quartiere, dietro ad un pallone all’oratorio San Giuseppe Lavoratore di Torino. Li trascorreva i pomeriggi a giocare a calcio, subito dopo la scuola, era il 1974 all’ inizio dell’anno scolastico per la prima elementare. Lo avevano notato subito, gli adulti che Giuseppe possedeva talento. Anche i suoi compagni di gioco, gli altri ragazzini, al momento di formare le squadre, lo sceglievano sempre come compagno. Non passo molto tempo che il talento di Giuseppe fosse notato anche dal calcio che conta. A 14 anni infatti, fu notato da un osservatore del Torino calcio che lo segnalò al vivaio granata, all’epoca il migliore in Italia, scuola e fucina di talenti. Emozionato da tremargli le gambe, arrivò il giorno del provino nel mitico stadio Filadelfia al cospetto del grande allenatore Sergio Vatta. Era la primavera del 1983. I sogni però, come sempre, devono fare i conti con la realtà. “Lo studio prima di tutto”, tuonò il papà di Giuseppe, che così gli impedì di accettare di entrare nel mitico Torino calcio. Chissà oggi che storia avremmo raccontato. Tuttavia, la storia di Giuseppe è bella di suo. Sfumata l’opportunità del grande Torino, Giuseppe continuò a calciare palloni in gloriose societa’ dilettantistiche torinesi giocando in promozione per diversi anni. Nel 1996, adulto oramai, la decisione di vivere il calcio in maniera piu’ leggera, andando a giocare in terza categoria. la sorte però, si sa, ti riserva il meglio, quando meno te lo aspetti. Inizia qui infatti la carriera da allenatore, in verità un doppio ruolo, da allenatore e giocatore. Già pronto, nel 1999, a frequentare il corso Figc da allenatore, vicende famigliari e poi l’improvvisa scomparsa del papà in seguito ad una malattia, la decisione amara di lasciare il calcio. La vita continua, certo, anche senza il calcio. Così è sembrato, per dieci anni. In realtà, le passioni non le si abbandonano mai. Forse dalla nascita dei figli, il ritorno, prepotente della voglia di vivere il calcio. Nel 2010 Giuseppe ricomincia ad allenare, prima i piccoli, bambini di 7 anni, alla scuola calcio della Asd Lucento, la societa’ dilettantistica piu’ importante di Torino. All’epoca la prima squadra disputava il campionato di eccellenza. Attento e premuroso, ma anche cosciente della necessità di imparare, di apprendere i segreti e le astuzie di un mestiere importante, Giuseppe ebbe la fortuna di avere un maestro di calcio quale Mattei Cesare Guido,  allora responsabile della scuola calcio del Lucento, ex Juve dove ha sempre allenato la categoria esordienti e ha scoperto e lanciato numerosi talenti tra cui: Giovinco, Paro, Cassani e Lanzafame. Dopo due stagioni al Lucento arriva il corso CONI FIGC, primo gradino per conseguire il patentino da allenatore. Un crescendo quindi;  nel 2013 il corso UEFA B che la FIGC organizza a livello regionale. Poi il corso a Coverciano. Insomma, una corsa contro il tempo, quasi a recuperare il tempo perduto, così, per sola ironia della sorte. Nel frattempo Giuseppe cambia societa’ e va ad allenare presso la USD Collegno Paradiso,  la scuola calcio per tre anni. Qui l’incontro con Marco Ferrante, ex calciatore professionista che per 20 anni ha calcato i campi della Serie A giocando tra l’altro con il Napoli di Maradona e con il Torino. Con lui Giuseppe gestisce una scuola calcio che portava il suo nome e che nel giro di due anni ha visto crescere in numero dei ragazzi iscritti arrivando ad averne 160. E’ questo un periodo straordinario per Giuseppe con la fortuna di gestire un gruppo molto competitivo e con grandi soddisfazione al punto di vincere, al primo anno, il campionato primavera pulcini 2005, nella stagione 2015 /2016. Al termine di due anni molto intensi, improvvisamente e bruscamente, la scuola calcio chiude. La stagione successiva però, Giuseppe senza scoraggiarsi, passa ad allenare la ASD Orione Vallette fino al 30 giugno di quest’anno. Un’esperienza importante quest’ultima che consente a Giuseppe di essere notato da diverse societa’ che ammirano il suo approccio con i ragazzi e apprezzano il metodo di lavoro. Insomma Giuseppe è considerato un allenatore talentuoso al punto di ricevere numerosi riconoscimenti dagli addetti ai lavori e soprattutto numerose proposte per allenare sia nel settore giovanile di societa’ molto importanti nel panorama calcistico dilettantistico torinese, sia per allenare squadre di prima e seconda categoria. In realtà, nella vita, occorre essere un po’ folli, semplicemente perché sono i folli che cambiano il mondo, e prima ancora, le loro stesse vite. Ecco quindi la vera svolta di Giuseppe. Allenare una squadra di calcio femminile. La sfida di portare il Luserna calcio femminile, nell’olimpo del calcio nazionale. La capacità di trovare nuovi stimoli, accettare  nuove sfide, affrontare nuove imprese. Ecco, la bellezza del calcio è soprattutto questa. Questa è la storia di un ragazzo del sud, sballottato dalla vita che ha saputo mantenere fede alla sua unica grande passione: il calcio. Dunque alla soglia dei 50 anni, si ricomincia. Buona vita Giuseppe.