Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

A settembre occupati a -32 mila unità

redazione

Secondo la nota mensile resa nota dall’Istat la fase di debolezza dei ritmi produttivi, si è riflessa anche sul mercato del lavoro. A settembre, la stima degli occupati è risultata in leggero calo (-0,1%, pari a -32 mila unità) rispetto ad agosto mentre il tasso di occupazione si è mantenuto invariato (59,1%). Nel terzo trimestre, l’occupazione, sia complessiva che nel dettaglio per genere, è rimasta sostanzialmente stabile rispetto al trimestre precedente. Nello stesso periodo è ripreso il processo di ricomposizione dell’occupazione a favore dei dipendenti (+0,3%, +52 mila) rispetto agli indipendenti (-1,1%, -59 mila). Tra i dipendenti sono aumentati sia quelli permanenti (+0,2%, +27 mila) sia quelli a termine (+0,8%, +25 mila). Tra luglio e settembre le dinamiche del lavoro non sembrano essere state caratterizzate da differenze di genere mentre si sono registrati segnali positivi in tutte le classi di età, a eccezione dei 35-49enni. A settembre, il tasso di disoccupazione, dopo il calo di agosto, è tornato a salire (+9,9%, +0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente). Tra luglio e settembre, la crescita tendenziale delle retribuzioni contrattuali orarie si è attestata allo 0,7%, un ritmo pari a quasi la metà rispetto ai tre mesi precedenti, come effetto della progressiva dissolvenza degli effetti dei rinnovi contrattuali nella Pubblica amministrazione dello scorso anno. Tuttavia, inT3 gli aumenti delle retribuzioni contrattuali del settore privato, seppure in decelerazione rispetto al periodo aprile-giugno (rispettivamente +0,7% e +0,8%) si mantengono, per la prima volta da T2 2018, superiori all’inflazione (+0,4% l’incremento annuo dei prezzi al consumo nel terzo trimestre). Ad ottobre, le indicazioni sulle attese di occupazione hanno evidenziato segnali di miglioramento sia nella manifattura sia nei servizi di mercato, rendendo plausibile il mantenimento degli attuali livelli di occupazione. Segnali contrastanti provengono dalle attese sulla disoccupazione delle famiglie che hanno registrato invece un marcato peggioramento.