Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

A Sanza il rito della transumanza verso il Cervati.

di Lorenzo Peluso

Sanza (SA) – E’ un rito antichissimo che si perde nella notte dei tempi. Si ripete ogni anno, questo strano 2020 con qualche settimana di ritardo. Migliaia di capi bovini lasciano la valle del Diano, escono dalle loro stalle dove sono state confinate per il periodo invernale, e si inerpicano per i sentieri di montagna fino ad arrivare in vetta al Cervati. E’ il rito della transumanza, mandrie di bovini soprattutto, ma anche greggi, con i loro pastori che per quattro mesi circa vivranno sui pianori verdi del Cervati. Dalle prime luci dell’alba i campanacci svegliano la comunità al loro passaggio, accompagnati dalle voci dei massari che le conducono in vetta. Lasciano il paese, si inerpicano verso Noce le Conche, poi dopo due ore nel pianoro della Corla, poi ancora verso le Chianolle. Altre risalgono il sentiero delle aquile verso l’Affunnaturo di Vallevona. E’ la vita che si rinnova ad ogni fine primavera, tradizione riconosciuta per l’Italia come patrimonio culturale dell’umanità presso l’Unesco, il prezioso rituale che porta sulla vetta più alta della Campania, il Monte Cervati a Sanza, alcune centinaia di mucche che raggiungono le centinaia di cavalli che li vivono allo stato brado per approfittare dei verdi pascoli montani. Nasce da questo rito il prodotto più buono dell’enogastronomia locale, il caciocavallo di Vallevona, a pasta giallo paglierina, dal profumo inebriante. Provare per credere. Il segreto è tramandato da padre in figlio, ma c’è chi giura che l’unico vero segreto è nei pascoli profumati del Cervati, ricchi d’essenza di origano, della lavanda in fiore e delle orchidee selvatiche, e soprattutto di quella biodiversità unica dell’Appennino meridionale. Nei secoli decine di famiglie hanno vissuto di questo, l’economia locale ha sempre avuto un punto fermo nella pastorizia e nell’allevamento. Da quest’anno poi, grazie al lavoro dell’associazione turistica Tre T è possibile anche effettuare escursioni mirate per seguire le mandrie al pascolo e poi naturale mete assaggiare il caciocavallo di Vallevona in loco, ospiti dei massari. Coniugare la tradizione al futuro guardando con attenzione al lavoro, è questa la scommessa. Si può dunque vivere la montagna a tutto tondo, ammirando le meraviglie della natura ed immergendosi nelle tradizioni fermandosi poi a respirare l’aria di una montagna sacra che accoglier il visitatore e lo fa sentire a casa. Questo è il Cervati a Sanza.