Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

A Santa Maria di Castellabate la bellezza dei “giardini di Bagh-e Babur”

di Antonella D'Alto

Santa Maria di Castellabate (SA) – Un appuntamento di grande spessore culturale ha caratterizzato ieri sera l’estate di Santa Maria di Castellabate con “Libri Meridionali, Vetrina dell’’editoria del sud”, giunta alla XXIX edizione. La ricca rassegna letteraria che ospita diversi autori, editori e manifestazioni musicali con l’obiettivo primario di promuovere ’l’interesse per il libro e la conoscenza dei luoghi del Cilento, della Campania e di tutto il Meridione, ha visto protagonista presso il salone dei congressi della Casa di Ospitalità “Santa Scolastica l’ultimo libro di Lorenzo Peluso “”I giardini di Bagh-e Babur””. Una lucida cronaca dei viaggi intrapresi dal giornalista salernitano per alcune delle più pericolose zone calde del XXI secolo, attraversando l’’Afghanistan, Kurdistan e Iraq. Un lungo viaggio, umano e fotografico, in cui l’autore prende per mano il lettore e lo guida tra le retrovie dei conflitti armati e i retroscena delle stanze dei bottoni, informandolo delle drammatiche condizioni di vita (e di morte) dei paesi interessati dai conflitti. A dialogare con l’autore ci ha pensato il giornalista del quotidiano la Città e di Radio Alfa Antonio Vuolo. Un viaggio coinvolgente di esperienze e racconti, un’analisi profonda delle dinamiche geopolitiche globali con un focus sul medio Oriente e sull’Afghanistan nel racconto del giornalista Lorenzo Peluso che ha appassionato la platea di pubblico presente. Il testo è un ricco mosaico di descrizioni e argomentazioni, sempre filtrato dal serio e disincantato sguardo del reporter navigato, continuamente coinvolto nell’atto di deradicalizzare la distanza tra le distaccate ed aleatorie percezioni del lettore, e il vero volto del Medio Oriente. In quest’ultimo bellezza e desolazione si confondono in un abbraccio le cui vibrazioni si perdono nelle asciutte ma sentite descrizioni di bellissimi giardini e città fantasma, del goliardico Karim di Kabul e delle coraggiose combattenti contro lo stato islamico. Il filo rosso che unisce tutta l’esperienza narrativa è quello di un fiero senso di appartenenza, che guida il corrispondente estero tra le fila di giovani soldati italiani, consapevoli di essere anche loro uno dei volti dell’Afghanistan.