Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

A Salerno ancora uno spettacolo di beneficenza a favore delle popolazioni colpite del terremoto.

redazione

Salerno – Un palco buio, illuminato da un unico riflettore che si accende su un solo lato per “Jennifer”. Antonello De Rosa è pronto a indossare i tacchi alti e la vestaglia per scendere in campo con il suo cavallo di battaglia, liberamente ispirato a “Le 5 rose di Jennifer” di Annibale Ruccello, ancora una volta per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto a cui  è destinato l’intero incasso dello spettacolo in scena sabato 11 (ore 20,30) in quella che è un po’ la sua casa: il Centro Sociale di Salerno. È lì che, a cadenza giornaliera, tiene il suo laboratorio permanente, “Scena Teatro” i cui allievi condividono, anche stavolta, il palco con lui.  La storia è nota: siamo negli anni ’70, Jennifer vive in un monolocale a Napoli. Atterrito dal serial killer che sta facendo vittime nel suo stesso quartiere, vive blindato in casa da molto tempo. Se ne sta in casa ad aspettare la telefonata di Franco, conosciuto una sera in discoteca. Purtroppo è ben difficile capire quando Franco chiamerà: il telefono di Jennifer, per via di un guasto, sembra captare tutte le chiamate del quartiere. Di telefonate ne arrivano tante, ma mai quella di Franco. In sottofondo, scorre incessante la radio con le sue canzoni, mentre Jennifer continua a fare le sue solite cose, ma dentro è tutto un ribollire. Jennifer non è uno spettacolo teatrale e nonostante. In scena, il volto e il corpo di De Rosa personifica tutte le conseguenze dell’incontro tra Jennifer e Franco, un amore straziante, un amore atteso che fa della vita di Jennifer un contenitore di solitudine all’interno del quale sono i pensieri a fare da amico-nemico del personaggio innamorato. Nonostante De Rosa lo porti sul palco da ben 20 anni, lo definisce uno stage, frutto di un lavoro di ricerca, in cui ognuno caccia ciò che ha dentro e lo mette in scena. «A Jennifer tengo moltissimo e la sento sempre più mia. Va rispettata perché, prima che un trans, è una donna e non va scimmiottata. E il nostro viaggio prevede di scavare in profondità nel suo personaggio semplice e complesso, molto più vicino ad ognuno di noi più di quanto possiamo immaginare. Tutto prende corpo realmente – spiega il regista – nel testo originale ho sempre lavorato sui pensieri e sulla solitudine di Jennifer. In questo caso il pensiero prende vita. Il pubblico vede come Jennifer ha conosciuto l’ipotetico Franco. Tutto ciò che fino a quel momento era rimasto nel suo pensiero intimo.»