Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

A Napoli giovani boss crescono. Ma non è una fiction

di Lorenzo Peluso.

La domanda è perché ci si meraviglia se a Napoli un 20enne, giovane boss della camorra viene ucciso per strada a colpi di pistola? Perché ci si meraviglia se i giovani "soldati" della camorra salgono sui tetti delle abitazioni del centro cittadino e sparano alle antenne paraboliche con armi da fuoco vere, per migliorare la mira ed esercitarsi? Non è quello che decine di fiction, in onda a tutte le ore del giorno, su tutte le reti nazionali, mostrano come modello di società napoletana o campana?
Verrebbe da chiedersi dunque se è necessario, a chi giova, la realizzazione di costose produzioni cinematografiche che raccontano le storie dei boss, dei piccoli boss che scalano la gerarchia dei clan a colpi di Kalashnikov. Qualche giorno fa è stato freddato con un colpo sparato alle spalle il giovane e presunto boss di Forcella Emanuele Sibillo, che a soli 20 anni stava per diventare uno dei punti di riferimento del quartiere partenopeo noto per essere stato da decenni controllato dal clan Giuliano che, più recentemente, ha formato un sodalizio criminale con i Sibillo e gli Amirante. Titoli di giornale, servizi nei Tg, approfondimenti giornalistici. Tutti senza considerare i modelli sociali che vengono inculcati quotidianamente nei ragazzi che in quei quartieri vivono. Il grande successo di ascolti delle fiction Gomorra, il clan dei camorristi, solo per citarne alcune, a cosa si deve se non a quel modello di gioventù capace di prendere il potere, il comando, capace di sparare, senza paura, impavidi e violenti, ma che come tutti, si innamorano, hanno una madre, una famiglia. Boss che violano le regole; che vincono. Ecco il modello. Mi si dirà: non è così; le fiction alla fine raccontano la realtà. Si, è anche così. Ma che necessità c’è di amplificare quei modelli? A chi giova? Insomma, giovani che non vedono nello studio la via d’uscita, piuttosto, perché è più facile, il posto in società lo si conquista a colpi di omicidi e regolamento di conti. I boss, si sa, hanno potere; fanno soldi; moto ed auto potenti. Hanno il rispetto; la gente li teme. E poi, morire è un attimo. Un giovane boss viene freddato in un conflitto a fuoco; il suo cadavere rimane li a terra. Un lenzuolo bianco che presto si inzuppa di sangue. Le lacrime e le grida di una giovane madre. Lo sguardo determinato dei compagni di quartiere. Ora la vendetta. Ecco, presto un altro cadavere ed un’altra madre piangerà suo figlio. Ma che vuoi che sia; tanto nelle fiction c’è sempre un boss che vince. Insomma, se è questo ciò che seminiamo è questo che raccoglieremo. Nelle ultime ore nel borgo Sant’Antonio Abate i carabinieri hanno fatto irruzione in un caseggiato dove è stato scoperto un poligono di tiro utilizzato da ragazzini, tutti minorenni, nuove leve della criminalità organizzata. In un mobile trovata una pistola calibro 9 parabellum con matricola abrasa, 51 munizioni per armi di vario calibro e 22 cartucce per fucile calibro 12. Fuori, sul terrazzo, sparsi sul pavimento dozzine di bossoli di vario calibro e le antenne paraboliche circostanti sforacchiate dai colpi. Antenne come sagome addestrative. Centinaia di pallottole conficcate nei vicini muri dei fabbricati. E questa non è una fiction.