Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

A Moliterno (PZ) il convegno dedicato al sacerdote Don Milani

redazione

Questa sera alle ore 18.30 presso la Bibliomediateca “G.Racioppi”, si terrà il convegno “Scuola di Barbiana: una proposta sempre attuale?”, dedicato alla figura del sacerdote Don Lorenzo Milani che  fu  tra gli anni cinquanta-sessanta una punta di diamante della Chiesa fiorentina,  fautore di una pastorale poco all’ombra della sacrestia e molto dentro al mondo e alle sofferenze degli uomini. L’evento è organizzato dall’E.T Studium Cronoscout. Oltre alla guida Cronoscout Maria Teresa Lapadula, interverranno l’ex-dirigente scolastico Imelde Cassino, il vicesindaco del centro valligiano Raffaele Acquafredda e il cronista Mimmo Mastrangelo. Durante l’incontro si discuterà del valore e dell’eredità del modello educativo di Don Milani, nonché sul prete che ha saputo inimitabilmente mantenere  fedeltà ai principi della fede, dei sacramenti e della libertà. Come sottolineò Padre Ernesto Balducci (altro sacerdote fuori dal palazzo,  che  spese tutto il suo ministero per dar voce e credibilità ad  una Chiesa povera e per i poveri), Don Milani fu “profeta che ha vissuto nel proprio tempo quello che altri hanno sperimentato in stagioni successive. Un pastore, un manovale della storia che, dall’interno delle fatiche del vivere quotidiano, portano un segno che si rileverà fecondo di futuro”.  La voce del Priore di Barbiana  fu  forte, decisa  nell’affermare l’indicibile, nel far  avvertire l’attrito del proprio corpo gettato nella lotta,  nell’annunciare ai giovani che “sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza  non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti  a Dio…” .  Contro la scuola classista, a Barbiana Don Milani diede vita alla sua “multiclasse popolare”, composta dai figli della povera gente che abitava nell’isolato borgo del Mugello. Dal quel  modello di scuola,  che lotta corpo a corpo con l’emarginazione, nascerà  “Lettera a una professoressa”,  un’opera  summa dell’utopia pedagogica milaniana. Feroce verso chi tiene  la fede attaccata disperatamente alla mente, Don Milani  diverrà nelle sue condanne, nell’ esilio a Barbania, nella  solitudine ciò che esattamente voleva: un povero prete, l’ultimo prete assetato di comunione. Scriverà: “Non ti chiedo vaste amicizie, movimenti, discussioni profonde con gente che mi è affine, massoneria cristiana di sinistra, società di mutuo incensamento. Mi contento solo che se tu non hai prove schiaccianti tu non mi distrugga quel filo ch’io tenevo di legame alla ditta, di speranza, quello insomma con cui speravo di non essere più un genio isolato e superiore, ma una intelligente rotellina fra le tante della grande macchina di Dio”.