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Parere legale


Sono sempre nulli gli avvisi di accertamento che violano l’art. 12, comma 7, dello Statuto del contribuente


Importante pronuncia della Corte di Cassazione che con la sentenza n. 4543 del 5 marzo 2015 ha dichiarato nullo l’avviso di accertamento emesso prima di 60 giorni dalla chiusura delle indagini, senza particolari motivi di urgenza, violando così l’art. 12, comma 7, della L. n. 212/2000 (c.d Statuto dei diritti del contribuente).

Tale avviso di accertamento è nullo a prescindere dalla violazione del contradittorio e dei diritti del contribuente; infatti, l’inosservanza del termine dilatorio di 60 giorni per l’emanazione dell’avviso di accertamento - termine decorrente dal rilascio al contribuente, nei cui confronti sia stato effettuato un accesso, un'ispezione o una verifica nei locali destinati all'esercizio dell'attività, della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni - determina di per sé, salvo che ricorrano specifiche ragioni di urgenza, l’illegittimità dell'atto impositivo emesso ante tempus, poiché questo termine è posto a garanzia del pieno dispiegarsi del contraddittorio procedimentale, il quale costituisce primaria espressione dei principi, di derivazione costituzionale, di collaborazione e buona fede tra amministrazione e contribuente ed è diretto al migliore e più efficace esercizio della potestà impositiva. Il vizio invalidante non consiste nella mera omessa enunciazione nell'atto dei motivi di urgenza che ne hanno determinato l'emissione anticipata, bensì nell'effettiva assenza di questo requisito (esonerativo dall'osservanza del termine), la cui ricorrenza, nella concreta fattispecie e all'epoca di tale emissione, non è stato dimostrato dall’amministrazione finanziaria. Ciò in ossequio a quanto sancito dalle Sezioni Unite della Cassazione con l’importante sentenza n. 18184 del 2013.


Note: di Vincenzo Delli Priscoli, dottore in Legge.

Pubblicato il 23-03-2015, letto 87 volte

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