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Parere legale


Reati tributari: spetta al giudice penale la valutazione circa la determinazione dell’imposta evasa.


La terza sezione penale della Corte di Cassazione nei giorni scorsi si è pronunciata con un’interessante sentenza sul dibattuto tema dei reati tributari, che occupano un ruolo importante all’interno della delega fiscale in discussione nelle aule parlamentari, e del rapporto tra processo penale e processo tributario.

Con la sentenza n. 6823, la Cassazione ribadisce la netta distinzione tra processo penale e processo tributario con riferimento alle prove richieste con particolare riferimento alla validità delle presunzioni contenute nell’atto di accertamento. Il caso è quello di un contribuente imputato per omessa presentazione della dichiarazione, ai sensi dell’art. 5, D.Lgs. n. 74 del 2000. Tale norma punisce chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, non presenta, essendovi obbligato, una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte, quando l’imposta evasa è superiore, con riferimento a ciascuna singola imposta, ad € 30.000,00. In questo caso l’imputato era stato condannato sia in primo grado che in appello. Nella considerazione della soglia di punibilità i giudici di merito si sono avvalsi, esclusivamente, delle risultanze del processo verbale dell’Agenzia delle Entrate. Pertanto, si è quantificata l’evasione in maniera presuntiva, riprendendo acriticamente le risultanze dell’accertamento tributario. I Giudici della III Sezione hanno rilevato invece che l’accertamento presuntivo, ammesso in sede tributaria, non può trovare ingresso in sede penale, in quanto il giudice è tenuto ad verificare la sussistenza della violazione a mezzo di specifiche indagini che possano far luce sulla fondatezza o meno della tesi accusatoria: ai fini della individuazione del superamento o meno di essa, ex art. 5 D.Lgs. n. 74/2000, spetta esclusivamente al giudice penale il compito di procedere all’accertamento e alla determinazione dell’ammontare della imposta evasa, attraverso una verifica che può venire a sovrapporsi o anche ad entrare in contraddizione con quella eventualmente effettuata innanzi al giudice tributario, non essendo configurabile alcuna pregiudiziale tributaria.


Note: di Vincenzo Delli Priscoli, dottore in Legge.

Pubblicato il 24-02-2015, letto 70 volte

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