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Riforma delle BCC, nessuno sconto da Bankitalia


Che ci sia un gruppo solo o due nel futuro delle Banche di credito cooperativo, non ci saranno sconti sulla solidità patrimoniale e sul controllo da parte della holding i cui nuovi vertici non dovranno più essere scelti in base alla rappresentatività del territorio, ma secondo il merito e avere uno standard bancario professionale elevato, magari internazionale e, particolare non secondario, parlare l’inglese visto che il loro referente futuro sarà alla Bce.

Mentre la trentina Cassa Centrale Banca chiama a raccolta quasi 150 banche da tutta Italia per il meeting del 13 ottobre, ancora incerta se farne la base di un gruppo autonomo rispetto a quello di Iccrea e Federcasse con i quali la trattativa va comunque avanti, la Banca d’Italia ha ricordato a tutti i paletti fissati dalle norme del decreto di riforma e quelle, ancora più stringenti, che saranno contenute nelle norme attuative in arrivo a fine ottobre. Nell’incontro tenuto in settimana per cercare di mediare fra Federcasse, Iccrea e Cassa Centrale, come riferiscono alcuni partecipanti, Bankitalia ha fatto tenere aperta la porta del dialogo senza prendere netta posizione. Davanti a Carmelo Barbagallo, capo della vigilanza le parti si sono impegnate a rivedersi. Ma la Banca d’Italia in ogni caso ha ricordato i paletti normativi ai quali nessuno potrà sottrarsi. E quindi da un lato la proposta di mediazione avanzata in extremis da Federcasse che faceva ampie concessioni alla Ccb in termini di governace e autonomia operativa andrebbe in contrasto con l’obiettivo della riforma: la costituzione di un robusto gruppo (il quarto italiano) con a capo una holding dotata di forti poteri sulle banche sottostanti e guidata da personalità e manager di alto livello. D’altra parte, se quello che si sta coagulando attorno alla Ccb vuole divenire un gruppo meno esposto ai riflettori e con maggiore tolleranza interna e esterna, Bankitalia ha fatto presente che non potrà essere così. Anche questo, viste le dimensioni che si prospettano, sarà vigilato dalla Bce e in ogni caso ricadrà sotto le norme della riforma. Bankitalia non lo dice ma due gruppi a detta di molti potrebbero indebolire il settore che, come gli altri, sta subendo gli effetti della crisi e avere meno risorse per risolvere i problemi e reperire capitali sui mercati. In ogni caso, entrambi i gruppi dovranno avere a capo manager di livello e non obbligatoriamente provenienti dal mondo cooperativo. Dovrà essere qualcuno con buoni rapporti con Francoforte, che conosca bene i mercati internazionali e abbia capacità di risanatore.


Note: redazione

Pubblicato il 27-09-2016, letto 24 volte

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