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L'intervista


Monsignor Camaldo, da Lagonegro al Vaticano. Dalla Lucania l'uomo dei tre Papi.


San Giovanni in Laterano è uno scrigno di tesori; la cappella di Sant’Andrea Corsini poi è l’esaltazione della magnificenza. Un capolavoro di armonie architettoniche; marmi preziosi e memoria storica del passato. Una cappella voluta da Clemente XII, della nobilissima famiglia Corsini di Firenze, dedicata al Santo vescovo Andrea, suo antenato. E’ qui che ho incontrato monsignor Franco Camaldo, attuale canonico della Basilica di San Pietro e cappellano della Cappella Corsini in San Giovanni in Laterano. Da qualche giorno anche Sindaco dei canonici di San Pietro.

Dalle sue parole si capisce subito il grande amore per la Chiesa, la grande consapevolezza del ruolo; la grande responsabilità affidatagli da Papa Francesco. Ma la carriera di monsignor Camaldo è straordinaria e lunga. Il 27 giugno del 1984 fu scelto quale Prelato d'onore di Sua Santità Giovanni Paolo II e cerimoniere Pontificio; un ruolo svolto per oltre venticinque anni. Potrebbe bastare questo. Altre le cariche che hanno arricchito una vita straordinaria. Poco prima della morte di Giovanni Paolo II, precisamente il 22 febbraio del 2005, don Franco, per nomina del cardinale vicario Camillo Ruini, viene nominato assistente ecclesiastico del Circolo di San Pietro, un’istituzione vaticana che si dedica alla carità e che gestisce un Hospice per malati terminali. Un’istituzione che offre un ricovero per la notte ai senza tetto, che prepara migliaia di pasti caldi per persone in difficoltà. Prelato d'onore di sua Santità e Cerimoniere Pontificio di Giovanni Paolo II prima e di Papa Joseph Ratzinger dopo. E' l'uomo dei tre Papi, con l'arrivo al il Soglio di Pietro di Papa Bergoglio. Ne ha fatta di strada don Franco, dalla sua Lagonegro. Un uomo di grandissimo spessore culturale e di grande umanità. Pensare che vive con la mamma, novantenne, che si cimenta a preparare il pranzo per lui, ed una buona pasta al forno che non disdegna neppure Bergoglio. Affabile, gentile, premuroso, monsignor Camaldo chiede, domanda, come può aiutare, come può rendersi utile verso i bisognosi, gli ultimi, gli infermi. E’ certo il grande bagaglio di umanità che si è stratificato nel tempo grazie ai suoi 15 anni di sacerdozio trascorsi in uno dei quartieri più periferici e popolari di Roma prima di entrare, a porte spalancate, nelle stanze del Vaticano. Ora, da San Pietro accoglie con un pizzico di orgoglio i suoi conterranei che gli vanno a fare visita. Orgoglioso delle sue origini, della sua Lucania, dopo trent’anni, ritornerà per trascorrere il Natale nella sua Lagonegro, con la mamma Irma, naturalmente. Devoto servitore della Madonna di Sirino, in quella terra lucana che porta gelosamente nel cuore, alla quale ha voluto donare una reliquia di San Pio da Pietrelcina, gli era stata donata a sua volta dai frati del Santo, e lui ne ha fatto dono alla comunità di Lagonegro, dove ora si trova nella Chiesa Madre. Ma questa è un’altra storia.




Note: di Lorenzo Peluso.

Pubblicato il 19-12-2014, letto 169 volte

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