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La minaccia dell'Isis incombe sul Libano. Intervista al Force Commander Unifil, il Generale Portolano


BEIRUT – Le questioni politiche interne nel Paese dei Cedri registrano un’importante novità, sotto la spinta minacciosa dell’avanzata del Califfato da nord est, l’autoproclamato Stato Islamico di Abu Bakr al-Baghdadi.


Lo scorso 5 novembre, per la prima volta dalla guerra civile del 1990, il Parlamento libanese ha deciso un'ulteriore rinvio delle elezioni legislative fino al giugno del 2017, estendendo quindi il proprio mandato per un'intera legislatura quadriennale, dopo un primo rinvio nel giugno del 2013. Una decisione provocata dalle tensioni tra gli schieramenti politico-confessionali conseguenti in particolare al conflitto civile in Siria. Al nord la situazione è drammatica. La tensione è altissima. Dopo gli scontri violenti delle scorse settimane, con alcune centinaia di morti, da entrambe le parti, ora la paura è per i 21 militari delle LAF, le Forze Armate Libanesi, catturati a Tripoli e Arsal, ora nelle mani del Isis. Il grosso delle forze libanesi sono dunque dislocate al nord per impedire l’avanzata degli jihadisti. Questo ha costretto i caschi blu UNIFIL, al comando del Force Commander, il Generale italiano Luciano Portolano, ad intensificare le attività al sud. “Occorre lavorare per evitare le infiltrazioni di cellule terroristiche anche nella zona sud del Libano; un’operazione complessa e delicata. Il flusso costante di rifugiati siriani, almeno 120mila, quelli registrati, rischiano di destabilizzare questo Paese che con grandi sforzi lavora per raggiungere la pacificazione” afferma Portolano. In realtà il cambio di atteggiamento da parte di Unifil rispetto al passato, è evidente. “Unifil non rimane in attesa di eventi negativi che dal Golan e dal confine siriano si spostano velocemente verso il confine israeliano – aggiunge Portolano – abbiamo incrementato i contatti ed il dialogo con i civili libanesi e le municipalità. Occorre far sentire l’incisiva presenza di Unifil per accreditare le organizzazioni dello Stato ma anche delle forze militari. Insomma i libanesi si devono fidare non tanto di noi, che siamo qui solo per portare aiuto e garantire sicurezza, ma dei loro apparati governativi per reagire nel modo giusto all’avanzata di fattori destabilizzanti di matrice terroristica”. Sull'altro fronte, quello storico di contrapposizione con Israele, l’azione diplomatica del Force Commander Portolano ha sortito un grande risultato. Nell’ambito del Tripartito, sulla Blu Line, nella base 1-32 A, nei pressi di Naqoura, dove mensilmente, grazie alla mediazione Unifil, israeliani e libanesi si incontrano per dialogare, affrontando le questioni spinose della definizione dei confini e della violazione della direttiva ONU che garantisce il cessate il fuoco, per la prima volta, dal 2000, gli alti funzionari militari dei due paesi in guerra, si sono parlati direttamente. Fino allo scorso mese dialogavano solo per interposta persona, attraverso cioè l’intermediazione del Force Commander. “Un grande passo avanti che ci fa guardare con fiducia al futuro. La pace è l’unica risposta possibile ai tanti problemi di quest’area” aggiunge Portolano. Mi preparo a lasciare il Medio Oriente, a scortarmi a Beirut ci pensano i militari del 19° Reggimento Guide di Salerno che in questa settimana ho avuto modo di conoscere ed apprezzare per la grande capacità operativa ma soprattutto per le straordinarie doti umane. Lascio il Libano con la consapevolezza che qui c’è gente che crede e lavora davvero per la pace. Uomini e donne in mimetica, italiani, salernitani, lontano dalle loro famiglie, che credono in un mondo diverso; un mondo possibile.



Note: di Lorenzo Peluso, inviato in Libano.

Pubblicato il 28-11-2014, letto 210 volte

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