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Ad Erbil, in Iraq, il ritorno alla vita del Maresciallo Chiaviello


Erbil, Iraq - Ci sono voluti tre anni esatti. Da quel tragico 8 giugno del 2013, quando in Afghanistan un vile attentato si portò via la vita del capitano Giuseppe la Rosa, l’ultima vittima, delle 53 italiane, nel Paese degli aquiloni, per il ritorno alla vita per il maresciallo Dario Chiaviello. Una bella persona, un sottoufficiale dell’esercito italiano, originario di Serre.


E’ un ragazzone che ora è tornato pienamente alla sua professione di soldato, portatore di pace. Un lungo periodo di riabilitazione fisica e psicologica dove lo Stato Maggiore della Difesa non lo ha mai lasciato mai solo. Il maresciallo Chiaviello era in quel lince nel centro abitato di Farah dove un attentatore lanciò all’interno del mezzo blindato una granata che esplose ed uccise il capitano La Rosa. Rimasero gravemente feriti Chiaviello ed un altro commilitone. Incontro Chiaviello, per caso, nella base operativa di Erbil in Iraq. Ora è qui impegnato nella Missione “Prima Parthica” che vede impegnati 400 militari italiani nella coalizione internazionale contro l’autoproclamato stato islamico. Chiaviello è ora comandante di un plotone di addestratori impegnati con i soldati Peshmerga curdi, forze di artiglieria sul fronte di Mosul contro il Daesh. Si commuove Chiaviello quando ricorda il capitano La Rosa. Gli occhi lucidi e lo sguardo spento nel raccontare il gesto eroico di La Rosa che, vista la granata catapultata nel Lince, capì cosa stava accadendo e fece scudo con il suo corpo nell’esplosione. Salvò così la vita ai suoi commilitoni. “La Rosa è parte della mia vita; quell’otto giugno sono rinato grazie al sacrificio di Giuseppe. L’otto giugno per me è il giorno del mio secondo compleanno. Il mio ritorno alla vita” afferma Chiaviello.Gli elicotteri Apache statunitensi continuano ad atterrare ed a levarsi in volo. La base italiana di Erbil, in territorio iraqueno, è l’avamposto della coalizione internazionale nel nord del Kurdistan iraqueno, a pochi chilometri dal centro di Mosul, ultima roccaforte dell’Isis. “Sono ritornato in Missione perché questa è la mia vita. Non conosco altro modo di vivere se non con i miei compagni. Ho scelto di fare questo perché credo nel mio Paese. A Serre mi aspetta la mia famiglia, la mia fidanzata. Loro sanno bene che io non potrei fare altro nella mia vita che questo. Ognuno di noi nella vita ha una missione; uno scopo. Il mio è servire il mio Paese” mi dice ancora Chiaviello. Ci salutiamo. Una stretta di mano ed un abbraccio. “Ci troviamo al mio rientro a Serre” così mi dice allontanandosi. Certo, penso io. Ci ritroveremo presto in Italia.


Note: di Lorenzo Peluso, inviato in Iraq.

Pubblicato il 30-08-2016, letto 125 volte

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