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Il Paese che affonda in silenzio.


Il sogno della casa. Un sogno per milioni di persone. Ed ecco che ora “i furbi” hanno trovato la soluzione. Vinci la casa dei tuoi sogni. “Vincere casa è un gioco” recita lo spot. “Scegli 5 numeri su 40 se fai 5 vinci una casa”. Che squallore.

Un Paese in crisi lo vedi, lo leggi, lo ascolti; lo vivi. Che un Paese non ha più speranze, che ha perso ogni prospettiva, lo capisci. Uno Stato che ti invita a giocare, a sperperare i pochi risparmi che si riescono a racimolare con grandi sacrifici, offrendoti in cambio l’illusione di un casa, è uno Stato che ti fa vergognare. Un Paese dove lo Stato specula sulla disperazione è un Paese già fallito. Certo, il contesto della mediocrità, anzi della “mediocrazia” e non della meritocrazia rende tutto più semplice. Crea le illusioni ai bisognosi ed offre grandi fortune agli astuti. Un Paese dove governano uomini e donne che neppure sono state elette dal popolo, che secondo la Costituzione dovrebbe essere Sovrano. Un Paese dove lo Stato riconosce che un giovane muore perché uomini dello Stato lo massacrano di botte, ma lo stesso Stato ammette la propria sconfitta perché non è capace di individuare i responsabili. Un paese dove la Camorra costringe uomini e donne a vivere sotto scorta e dove lo Stato, con sentenza, assolve i camorristi e condanna gli avvocati. Un Paese dove le persone muoiono nelle palazzine che crollano a causa dei terremoti, nelle esondazioni dei fiumi, perché piove, nella disperazione di un suicidio perché manca il lavoro. Un Paese dove la politica è impegnata ad accordarsi sulla legge elettorale. Un Paese costretto ad avere paura che il Presidente della Repubblica, obbligato al ruolo nonostante l’età e le evidente problematiche fisiche, si possa dimettere. Un Paese cosciente dell’inadeguatezza della classe dirigente; un Paese incapace di qualsivoglia reazione. Un Paese dove non puoi uscire di casa perché al ritorno la trovi occupata. Un Paese dove vivono 6,3 milioni di persone disoccupate, mentre il tasso di inflazione è all’1,5%; dove il debito pubblico è al 124,4% del Pil. Un Paese dove nonostante tutto questo le entrate nel bilancio dello Stato per i giochi di lotto e lotterie nei primi nove mesi di quest’anno sono aumentate di circa mezzo punto percentuale rispetto allo stesso periodo del 2013. Un Paese dove oltre 1,3 milioni le persone vivono direttamente, o indirettamente, di politica. Un paese dove ogni anno i costi della politica, diretti e indiretti, ammontano a circa 24,7 miliardi. Un Paese dove ci sono operai che lavorano dodici ore al giorno per 25 euro; dove ci sono pensionati costretti a vivere con 480 euro al mese. Un paese dove lo scorso anno sono nati appena 515mila bambini, mai così pochi negli ultimi 20 anni. Un Paese dove nell’ultimo anno sono emigrati in 68mila, +36% sull’anno precedente. Un Paese dove si contano 7,6 milioni di poveri. Un Paese l’Italia che affonda, in silenzio.



Note: di Lorenzo Peluso.

Pubblicato il 11-11-2014, letto 145 volte

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