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La peggiore classe politica che abbia mai avuto questo Paese.


La peggiore classe politica che abbia mai avuto questo Paese? Eccola. Quella che siede ora in Parlamento. Tra i peggiori quali sono i peggiori? Certamente la minoranza Dem.

Quella sparuta parte di deputati e senatori, eletti nelle fila del Pd, in costante dissenso con la maggioranza del Segretario Presidente del Consiglio e dei suoi fedelissimi, ma che poi non ha mai il coraggio di prenderne le distanze e magari votare, all’occasione, anche la sfiducia.  Ne abbiamo viste in questi oltre due anni di governo Renzi di sceneggiate alla peggior maniera. Annunci, dichiarazioni al vetriolo. Minacce. Poi, puntualmente quando si è trattato di decidere, di dare uno scossone; di dimostrare la realtà delle idee, si sono sempre accodati, preservando quel prezioso posto in Parlamento. Ora ci risiamo. Ieri un nuovo strappo. Sulla richiesta di referendum costituzionale la minoranza Dem, non firma il documento presentato dalla maggioranza. Un nuovo teatrino; gli attori sono sempre gli stessi. Ma definirli attori è grande offesa per coloro che dedicano la vita alla recitazione. La richiesta di referendum è quella per l’approvazione delle  modifiche costituzionali; andremo al voto con ogni probabilità ad ottobre. Ieri la maggioranza di governo ha presentato la propria richiesta di referendum alla Corte Costituzionale, con in calce 237 firme. Non hanno firmato gli esponenti della sinistra Pd: Pierluigi Bersani, Roberto Speranza e Gianni Cuperlo. Le motivazioni addotte poi potrebbero persino far sorridere. "Galateo" istituzionale. Così lo hanno definito gli esponenti della sinistra Pd. In sostanza, secondo gli stessi, la richiesta di referendum, nella circostanza, dovrebbe spettare alle opposizioni. Bersani ha poi persino spiegato che lui la riforma l'ha votata, quella norma è a garanzia di chi non l'ha votata. Cuperlo è sulla stessa linea. "Non c'è un caso politico: leggendo l'articolo 138 mi pare più elegante e anche giusto che la richiesta sia depositata dalle opposizioni, che ahimè, non hanno condiviso le riforme". Insomma è colpa delle opposizioni. Una buona scusa per non affermare nettamente quel dissenso solo annunciato e mai concretizzato. Una mancanza di autorevolezza; di coraggio. Soprattutto la consapevolezza di contare poco o nulla. Insomma esempio concreto di quella politica priva di coraggio e determinazione. Un Paese che ora più che mai si è smarrito, senza trovare quella necessaria fiducia nelle istituzioni e nella rappresentanza politica a garanzia di democrazia e di libertà. Un governo non eletto; un Presidente del Consiglio mai votato da nessun cittadino. Eppure, il silenzio continua a regnare. La mancanza di coraggio nel ridare ai cittadini l’opportunità di scegliersi, come indica la Costituzione, il governo che desidera.


Note: di Lorenzo Peluso.

Pubblicato il 21-04-2016, letto 162 volte

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