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Il ricordo di Maria, la gratitudine di una famiglia ed un popolo che può rinascere.


Sanza (SA) – Un Paese che sorprende, soprattutto chi arriva nell’incertezza di trovare un luogo dalla storia controversa. Le vicende che hanno interessato la piccola comunità ai piedi del Cervati, nei secoli, certo non hanno rappresentato un buon biglietto da visita per un popolo che viceversa dell’accoglienza e dell’ospitalità, da sempre, ne ha fatto un vanto.

La signora Maria (nella foto), una bella donna di origini napoletane, anche se da anni sposata viveva a Roma, arriva a Sanza il 18 settembre del 2007. Vi arriva in compagnia del fratello Ciro e la cognata Claudia, che qui già da anni hanno amici. Vengono a Sanza per le festività di San Sabino. La vita però “è come una scatola di cioccolatini” diceva Forrest Gump. “non sai mai quello che ti capita”. La signora Maria, in compagnia di amici, poco prima di sedersi tutti a tavola, accusa un malore. Un malore fatale. Vani i tentativi di salvarle la vita operati dai sanitari che accorsero sul posto, allertati da familiari ed amici. la signora Maria muore a Sanza, lontano dal marito e dalla figlia Valentina. Una tragica fatalità per la famiglia Cozzolino; un amaro destino per Maria. qualche tempo dopo la famiglia di Maria fa giungere a Sanza, ad alcuni conoscenti una lettera commovente. Gente di Sanza …. gente di amore! “Quando la sfortunata sera di San Gennaro arrivammo nei pressi di Sanza increduli e storditi dalla notizia del decesso di Maria, le sagome della montagna e delle case di Sanza nel buio tutt’intorno, viste dalla strada provinciale in basso, ci sembrarono una ulteriore beffa e intristiti pensammo: ma dove è venuta a morire Maria? Fu questa una sensazione sgradevole che durò solo pochi minuti. Appena arrivammo su, nel dolore disperato e rassegnato che ci spaccava il cuore alla vista di Maria inerme, ferma come oramai in pace, avemmo modo di percepire la vostra presenza, il vostro cuore, il supporto morale che ci offriste, l’amore che aveste per lei in quella sua ultima breve vacanza e poi per la sua salma. Il vostro impegno continuo ad alleviare il nostro sconforto, la forza e la tenacia unica di Giovannina nel sostenerci, lo sgomento di Pasquale, il cordoglio silenzioso di Guido, di Antonio, la bontà di Elena, l’affetto di Antonietta, l’amorevolezza di Mariarosaria e di Sina, la partecipazione dei loro mariti e di tutti gli altri amici di Sanza. Ora, confortati dal vostro calore, siamo sicuri che anche nella metropoli più grande, nelle città più famose, Maria avrebbe trovato mai tanto amore e tanta profonda umanità ad accompagnarla nel suo trapasso così come ne ha trovato nel vostro paese. Amiche ed amici, grazie per essere stati vicini, abbiamo lasciato un po’ del nostro cuore a Sanza e vi rimarremo sempre grati”. Questo il testo della lettera a firma dei familiari tutti di Maria. Cosa aggiungere a questa lettera? Nulla, davvero nulla. la sintesi perfetta di come, anche se nel dolore e nella tragedia, un popolo riesce a trasmettere tutto il proprio affetto, la propria cultura dell’accoglienza. La dimostrazione di come un popolo che conserva gelosamente il suo modo di essere, oltre all’apparenza, possiede una grande forza di cui andare orgogliosi. Forse è questo il punto di partenza per ritornare ad essere quello che sempre siamo stati? Forse è da questa lettera che occorre ripartire per capire quanto valore c’è nella cultura di questo popolo che, purtroppo però, spesso si dimentica di se stesso. Intanto, a nome della comunità di Sanza, grazie ai familiari della signora Maria.


Note: di Lorenzo Peluso.

Pubblicato il 01-10-2014, letto 404 volte

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