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Nove anni in Afghanistan. Il sogno di Michele e l'impegno del Colonnello Grasso.


Herat, Afghanistan – Dopo nove anni di attivita’, oltre 1250 progetti realizzati, il Provincial Reconstruction Team chiude e fa ritorno in Patria. La bandiera Italiana, il tricolore, lascia l’Afghanistan.


In nove anni di cose qui gli italiani ne hanno fatte davvero tante. Massima attenzione per la salute pubblica, per l’istruzione, l’avvio dei necessari lavori pubblici; il potenziamento e la conversione dell’agricoltura. Un progetto strategico durato nove anni che certamente ha contribuito al miglioramento delle condizione di vita della popolazione afghana. Una sfida culturale per migliorare la condizione particolare delle donne. In tale contesto ho avuto occasione di conoscere uomini e donne straordinari. Il Colonnello Vincenzo Grasso, ad Herat. L’architetto Michele Gortan, Capitano. In Afghanistan abbiamo lasciato, oltre alle 53 giovani vite spezzate di altrettanti nostri giovani valorosi, anche e soprattutto 1250 progetti realizzati. La costruzione e la ristrutturazione di 100 scuole. Già solo questo, dovrebbe e potrebbe bastare. Le scuole, infatti, per indicare la strada per il futuro di un Paese martoriato da guerra, fame e povertà. Le scuole che hanno consentito l'accesso alla scolarizzazione di almeno 300mila bambine che oggi in Afghanistan rappresentano il 40% degli studenti. Scuole che hanno consentito alle donne afghane di diplomarsi e laurearsi. Ad oggi il 50 % dei diplomati ed il 38% degli studenti universitari e' donna. Del mio incontro con padre Mariano Asunis, cappellano militare della Brigata Sassari, oggi ad Herat, porto nel cuore le sue parole: “il sangue versato rende la terra fertile”. Non si muore invano se milioni di persone possono credere in un futuro possibile. I nostri militari in Afghanistan, con l’azione del PRT hanno costruito strade per 130 chilometri. Strade che portano ai villaggi rurali ed alle aree urbane delle principali città. Strade e ponti. Canali di irrigazione ed 800 pozzi per dare acqua ad un popolo e per favorire l’agricoltura. E poi come non apprezzare l'Ospedale Pediatrico di Herat, una struttura moderna per la cura delle malattie infantili con 100 posti letto disponibili. Un’opera realizzata dai nostri militari in collaborazione con il ministero degli Affari Esteri. Oggi in Afghanistan certamente la migliore struttura sanitaria del Paese. Il sogno di Michele Gortan, la nuova Biblioteca di Herat; il “giardino delle donne” dove trova casa e può operare anche “The Voice of Woman” di Suraya Pakzad. La condizione della donna al centro del lavoro del PRT. La costruzione del carcere femminile, forse l’esempio migliore. Certo, sono d’accordo con lei caro padre Mariano, il sangue versato rende fertile la terra.



Note: di Lorenzo Peluso.

Pubblicato il 17-04-2014, letto 135 volte

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