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La concretezza di Enrico Letta e le chiacchiere di Matteo.


Non è un segreto; sono stato sempre un sostenitore del governo Letta. In questo anno, più volte, ho dovuto confrontarmi e scontrarmi con affezionati renziani, convinti e fiduciosi sull’operato del “rottamatore” e del suo governo, non eletto da nessuno mi permetto di aggiungere.

Ed ora, ad un anno da quel “stai sereno”, provo una certa soddisfazione, non lo nego, nel ritrovare tutte quelle persone con cui ho discusso, anche animatamente, deluse, amareggiate, sconfortate dalle promesse illusorie di Renzi. Persone che hanno dovuto ammettere l’abbaglio ed hanno dovuto ricredersi su Enrico Letta e la sua politica. Un dato per tutti: il livello di disoccupazione in Italia. Nel febbraio dello scorso anno, quando Renzi prese in mano le redini del Paese, i dati Istat riportavano un tasso di disoccupazione al 12,9%, in sostanza erano 22 milioni e 259mila i disoccupati in Italia. Un dato, guardando ai mesi precedenti, durante il governo Letta, in lieve flessione. Dunque un anno di politica renziana, di annunci e di proclami che però, a guardare i dati Istat, hanno portato ad un tasso record del 13,2%. Durante questi 11 mesi di Renzi, Poletti, Boschi ecc i senza lavoro sono a 3milioni e 410 milioni. 156mila in più durante il governo Renzi. ma non solo questo, perché dal mese di marzo, in sostanza da quando Renzi è a lavoro, si sono registrati 31 mila posti di lavoro in meno. Ma il mantra di Renzi in questo anno sono state le riforme. Ebbene, allora è opportuno dare uno sguardo ai testi di legge presentati, portati in aula in questo anno e magari fare anche il confronto con quelli arrivati in parlamento durante la presidenza Letta. Sono 119 i provvedimenti legislativi portati in aula da Renzi in 10 mesi. 144 quelli licenziati da Letta nello stesso periodo. E poi, ne vogliamo parlare di legge elettorale. probabilmente il tema principale del defenestra mento di Enrico Letta. La legge elettorale proposta da Renzi giace nei cassetti di Parlamento sepolta da ben 17mila emendamenti. Di tanto in tanto il ministro delle riforme, la Elena Boschi, ci rifila qualche sermone. Ma la legge è li, arenata, ostaggio delle vicende interne al Pd ed al poco chiaro patto del Nazareno. Persino il cavallo di battagli dell’esecutivo Renzi è un bluff. Il cosiddetto Jobs Act, legge dallo scorso 16 dicembre, a tutt’ora manca dei decreti attuativi. In sostanza solo chiacchiere. La riforma del Senato è lettera morta, la riforma delle province, un guaio inenarrabile che ha partorito un mostro ibrido a più teste. Infine, in tema di democrazia, di attività parlamentare, di confronto in aula sulle decisioni da assumere, il Governo targato Renzi, in un anno ha fatto ricorso per ben 32 volte alla fiducia. Il governo Letta, con tutti i problemi e gli ostruzionismi, operati dallo stesso scalpitante Renzi, ne aveva fatto ricorso solo per 13 volte. Non vi è dubbio sul fallimento di Renzi. Non vi è dubbio sull’autorevolezza di quel Enrico Letta, soprattutto sul piano internazionale , che il classico tafazzismo italiano ha voluto defenestrare. Un pagina nera per la democrazia italiana che continuerà a pagarne le conseguenze. Ma in tutto questo, certo, vien da dire: “Renzi stai sereno”.


Note: di Lorenzo Peluso.

Pubblicato il 19-01-2015, letto 166 volte

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