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Più diritti alle famiglie gay: lo chiede l'Europarlamento. Ma la famiglia è un'altra cosa.


Il Parlamento europeo chiede ai paesi e alle istituzioni europee di tenere conto dell'evoluzione del concetto di famiglia per estendere le norme e le tutele anche a quelle gay o monoparentali. Un Parlamento che quindi mette in seria discussione il senso ed il ruolo della famiglia tradizionale.

Un argomento che abbiamo già trattato e che evidentemente merita ancora in un approfondimento. La decisione del parlamento europeo infatti è volta al superamento della parita' di genere mischiando, a mio avviso, questioni quali quella della lotta alla violenza alle donne, il necessario riconoscimento di diritti civili Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender. Un argomento troppo delicato, tratatto con troppa superficialità dalle istituzioni europee che ora chiedono ai Pesi membri di mettere in campo azioni specifiche per rafforzare i diritti delle donne disabili, migranti, appartenenti a minoranze etniche, delle donne Rom, delle anziane, delle madri sole e delle persone LGBT. Nel testo approvato ieri, a maggioranza dagli eurodeputati, vi è la raccomandazione ad attuare la parita' di genere, "dal momento che la composizione e la definizione delle famiglie si evolve nel tempo, che le normative in ambito familiare e lavorativo siano rese piu' complete per quanto concerne le famiglie monoparentali e genitorialita' LGTB" si legge. In sostanza un’equiparazione di fatto della famiglia tradizionale con la parentalità di nuclei sociali, che scelgono di vivere insieme, di condividere vite e progetti e che magari scelgono anche di avere, adottare, concepire, bambini. Preoccupa e non poco il fatto che lo stesso parlamento europeo entri a “piè pari” su questo tema senza porsi minimamente il dubbio su cosa si modificherà nell’attuale assetto sociale. Insomma, sono costretto a ribadire, è certo necessario riconoscere diritti civili e sociali a Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender, ma occorre, allo stesso modo, tutelare, salvaguardare, preservare, il modello ed il concetto di famiglia, intesa come individui, un padre, una madre, i loro figli, che nel rispetto dello stato di diritto, riconosciuto dalla legge, sono un punto fermo della società. Non possiamo e non dobbiamo accettare il concetto di “genitore uno, genitore due”; non possiamo e non dobbiamo far finta di nulla se per riaffermare i diritti di legame tra persone, attraverso il matrimonio o le unioni civili, in quest’ultimo caso anche tra persone dello stesso sesso, poi superiamo il confine del concetto di genitorialità e di famiglia. Non possiamo e non dobbiamo cancellare, a colpi di spugna, l’unico punto fermo che ancora tiene salda la società, ossia la famiglia. Insomma, riconoscimento delle unioni civili tra persone dello stesso sesso, certo, ma sulla genitorialità c’è bisogno, urgente, di aprire un dibattito politico e sociale. La famiglia, per sua natura, è l’espressione sociale più esaltante dell’esperienza umana concepita come un padre, una madre, i propri figli, anche adottati. Un modello diverso, uomo-uomo; donna-donna ecc. merita certo di riconoscimenti umani e civili, penso alla reversibilità della pensione ed a tutti i diritti legati alla convivenza naturale tra esseri che costruiscono un progetto di vita comune, ma sui figli, sul concetto di famiglia, se ci si trova su persone dello stesso sesso, bisogna andarci cauti. Non è, badate bene discriminazione, tutt’altro, è massimo rispetto dell’individuo. I figli però, come da natura, hanno bisogno di un padre e di una madre, reali, veri. I figli hanno bisogno di un modello sociale di riferimento che individui, in modo chiaro il ruolo del padre e della madre, poi, la loro sessualità, se è di genere diverso da maschio e femmina, avranno modo di riconoscerla a di apprezzarne la bontà.


Note: di Lorenzo Peluso.

Pubblicato il 10-06-2015, letto 87 volte

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