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La necessità di guardare avanti, nel ricordo di Massimo.


Ci sono storie che meritano la massima attenzione, il massimo rispetto; molto più di altre. E’ un compito difficile per chi scrive, ma ci sono vicende umane che vanno trattate con il massimo riguardo, provando sempre a non perdere di vista il concetto di “verità” e di diritto di cronaca. Verità e diritto di cronaca che, quando si intreccia con la “verità” giurisprudenziale può risultare poco comprensibile ma certamente e necessariamente da accettare.

Fatta questa premessa, passiamo ai fatti. Sono trascorsi oltre tre anni da quella maledetta sera quando, due destini, di due giovani, si sono incrociati lungo le vie di una calda ed afosa estate buonabitacolese. Mi riferisco alla vicenda che ha portato alla tragica morte del 22enne Massimo Casalnuovo nell’agosto del 2011 ad un posto di blocco dei carabinieri. Una vicenda dolorosa, per la famiglia Casalnuovo e per la comunità di Buonabitacolo. Una vicenda altrettanto dolorosa per la famiglia di un sottoufficiale dell’Arma, Giovanni Cunsolo, all’epoca dei fatti 37enne, che per quella tragedia è stato imputato per omicidio preterintenzionale e danneggiamento, sottoposto a procedimento giudiziario abbreviato, con sentenza del 5 luglio 2013, depositata il 26 settembre 2013, è stato assolto perché il fatto non sussiste. Una vicenda però, tutt’altro che conclusa. Da un lato una famiglia ed una comunità che, nella pur comprensibile necessità di placare il proprio dolore, continua a chiedere giustizia per una morte assurda. Dall’altro, un sottoufficiale dell’Arma, la sua famiglia, che non vede il rasserenarsi della propria esistenza, neppure di fronte ad una sentenza legittima e piena di assoluzione. Occorre dunque capire di più e meglio, partendo magari dalle motivazioni della sentenza, provando quindi ad offrire una lettura interpretativa diversa che, spero, possa fornire un nuovo punto di vista, in chi avrà la cortesia di leggere questa mia riflessione. Cinquantasette le pagine della sentenza, del Giudice dell’udienza preliminare Enrichetta Cioffi, dove in modo meticoloso si spiega, passo per passo, la consistenza dell’assoluzione del Cunsolo. Un primo elemento di riflessione è certo il contesto giurisprudenziale, ossia il cosiddetto “rito abbreviato”. Richiesta formulata dal difensore del Cunsolo, l’avvocato Renivaldo Lagreca, in sede di udienza preliminare il 5 luglio 2013, accettata dalle parti e disposta dal Giudice per le indagini preliminari. Vale la pena chiarire che il giudizio abbreviato costituisce un giudizio a “prova contratta”, alla cui base è identificabile un patteggiamento negoziale sul rito, a mezzo del quale le parti accettano che il fatto oggetto del giudizio sia definito all’udienza preliminare alla stregua degli atti di indagine già acquisiti e rinunciano a chiedere ulteriori mezzi di prova, così consentendo di attribuire agli elementi raccolti nel corso delle indagini preliminari quel valore probatorio di cui essi sono normalmente sprovvisti nel giudizio che si svolge invece nelle forme ordinarie del “dibattimento”. Un fatto questo non secondario che, ha persino spinto il magistrato giudicante a chiarire in premessa di sentenza. Un secondo elemento di riflessione viene offerto dall’attività investigativa e dai successivi atti presenti nel fascicolo processuale. La decisione del magistrato, dunque, scaturisce dall’approfondita disamina delle risultanze di indagini compiute dalla Pubblica Accusa, dalla difesa di parte civile, affidata all’avvocato Cristiano Sandri, dalle investigazioni della difesa dell’imputato Cunsolo. In sostanza: 21 atti documentali prodotti dal Pubblico Ministero; un solo atto prodotto dalla difesa di parte civile, nella fattispecie la relazione di consulenza di parte firmata dall’ing. Amabile D’Agosto, avente ad oggetto l’analisi tecnica e la ricostruzione dell’incidente occorso il 20 agosto 2011. Tredici i documenti a corredo dell’attività investigativa della difesa del Cunsolo, con relazioni tecniche a firma di consulenti tecnici, medico-legali, verbali con dichiarazioni rese da testimonianze. Queste dunque le informazioni, poste alla base della decisione finale assunta dal Giudice Cioffi, acquisite da ciascuna delle parti. Tra i documenti prodotti dalla Pubblica accusa vanno certamente evidenziati i verbali di informazioni rese dai testimoni, nove complessivamente e, molto rilevante, la relazione tecnica del servizio di polizia scientifica di Roma, datato 5 aprile 2012. Nella stessa relazione viene dettagliato l’esito delle risultanze delle indagini tecnico-scientifiche eseguite sulla scocca del motorino del Casalnuovo; la composizione chimica della vernice azzurra prelevata dal motorino; la composizione chimica della vernice di colore nero sottostante la vernice azzurra della scocca del motorino del Casalnuovo; la composizione chimica delle striature di colore nero prelevate sulla scocca del motorino del Casalnuovo; la composizione chimica della gomma prelevata dalla suola della calzatura destra, sequestrata al Cunsolo; la composizione chimica della gomma del tacco della calzatura sequestrata al Cunsolo; la sostanza bianca presente sotto il tacco e la suola della calzatura sequestrata al Cunsolo. Non tocca a noi certo entrare nel merito delle conclusioni delle indagini svolte dalla Polizia scientifica, questo elenco però è certo chiarificatore della documentazione consultata e studiata dal magistrato al fine della sua decisione. Testimonianze acquisite, relazioni ed indagini tecnico scientifiche, non hanno dunque dimostrato quella che, ai fatti, è e resta una ipotetica ricostruzione verbale della presunta volontarietà di un calcio sferrato dal Cunsolo alla scocca del motociclo del giovane Casalnuovo, non fermatosi all’alt del posto di blocco, e caduto rovinosamente al suolo, dopo l’impatto con lo stesso Sottoufficiale dell’Arma che, certo aveva tentato di fermarlo. Orbene, allora come spiegare ciò che è accaduto? Una tragedia certo. Una disgrazia; senza dubbio alcuno. Una fatalità? Non credo. La leggerezza di un comportamento e la sfida al rispetto delle regole? Forse. Molto probabile. Un amaro destino? Certo, senza dubbio. Ora però, rimane la necessità di onorare la memoria di un giovane di 22 anni che ha pagato con la vita l’energia e la forza di quella stessa gioventù. Come? Certo facendo tesoro dell’insegnamento di questa tragedia. Cambiando l’atteggiamento ed il comportamento, lungo le strade, alla guida dei nostri ciclomotori; delle nostre vetture. E’ certo un buon modo per onorare la giovane vita di Massimo. Ridando dignità ed una vita ad un altro giovane, Giovanni Cunsolo, che certo ha pagato in questi tre anni e continuerà a pagare non la volontarietà, ma certo la casualità che lo ha portato ad incrociare l’ora fatale di un’altra giovane vita. Forse è questo il modo per superare questa tragedia? Io credo di si. Al signor Osvaldo, che conosco e rispetto profondamente, alla sua famiglia, magari suggerisco di provare a guardare oltre il dolore. E’ una grande prova di coraggio che però certo può aiutare a lenire le sofferenze di tutti.


Note: di Lorenzo Peluso.

Pubblicato il 31-08-2014, letto 423 volte

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