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I colori e la speranza nella primavera dell’Afghanistan


No, cambia poco o nulla in Afghanistan. Un’amara constatazione. Rimane la speranza; questo si. Ma la realtà è che neppure i colori e la bellezza della primavera, che nel “Paese degli aquiloni” assumono sfumature mozzafiato, riescono a cambiare lo stato delle cose.


Nelle ultime ore una nuova intensa campagna di attacchi su larga scala è stata annunciata dalle sacche di resistenza talebana che intendono colpire il governo sostenuto dalla comunità internazionale. Attacchi che saranno compiuti con le consuete modalità, nel nome del Mullah Omar, morto tre anni fa, ispiratore dell’integralismo talebano. Una nuova stagione di morte e violenza battezzata dai talebani “Operazione Omari”. la primavera in Afghanistan coincide con  la fase della raccolta dell’oppio. Terminerà tra qualche settimana. Area di maggiore produzione è quella meridionale, dove secondo gli analisti si concentrerà l’offensiva dei ribelli. La regione di Helmand, quella che nel conflitto ha pagato con il maggior numero di morti lo scorso anno, almeno 5500 tra militari e poliziotti, è anche quella di maggior produzione dell’oppio. La ricchezza del Paese. Un prodotto agricolo, secondo la cultura contadina del luogo. Una ricchezza che veicola nel mondo il 90% dell’eroina mondiale. Questo dunque il vero motivo che impone la ricerca di una supremazia nel controllo del commercio dell’eroina, in un Paese dove la corruzione è dilagante e la povertà aumenta senza controllo. Almeno 3miliardi di dollari il valore dei campi coltivati a sud dell’Afghanistan. Denaro che alimenta le casse dei combattenti talebani. Una strategia sbagliata la scelta della comunità internazionale di lasciare il Paese, senza prima aver assicurato una vera stabilità e soprattutto una costante economica alternativa alla coltivazione dell’Oppio. Poche migliaia le unità militari internazionali ancora presenti in teatro operativo e tranne per gli americani, tutti con una mission “no combat”, compresi i soldati italiani presenti nel settore ovest, con base ad Herat. Il pericolo ora è che la primavera di violenza annunciata dai talebani, partendo da sud, potrà destabilizzare anche altre aree dove una sorta di stabilità ed equilibrio, nel tempo, è stato raggiunto. Eppure i colori della primavera dell’Afghanistan sono unici e straordinari.



Note: di Lorenzo Peluso.

Pubblicato il 16-04-2016, letto 128 volte

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