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Dopo Parigi, una sola speranza.


Era tutto previsto? Probabilmente. Si poteva evitare? No. Certo che no. Cosa rappresentano 129 corpi senza vita, forse di più, ora che tutto il mondo si lista del tricolore francese? La normalità di un mondo abituato a fermarsi per un solo istante, ma solo quando il latte è già versato. Siamo tristi, le lacrime solcano i nostri visi. Occhi umidi ed animo cupo. Menti devastate dall’orrore che rompe senza indugio la normalità delle nostre esistenze. Siamo tutti francesi. Siamo tutti europei. Siamo tutti siriani, iracheni, afghani, libici ed egiziani.

Siamo cittadini del mondo, un mondo che non è propriamente quel paradiso terrestre che ognuno spera. Non è ora certo il momento della riflessione; quel tempo è già passato, da troppo tempo. E’ forse ora invece il momento del confronto. E’ ora certo il momento del dialogo. Io credo che chi si debba interrogare veramente su cosa sta accadendo, sull’effetto devastante che ciò che ora vive il mondo, produrrà a breve, ed in modo irrimediabile, è quel mondo, quella società islamica, cosiddetta “moderata”. Chi deve capire a fondo che la via intrapresa porterà a conseguenze nefaste, per tutti, sono certamente coloro che credono che la fede, la religione, il credo, sia luogo e spazio di pace, certo non di morte, odio e devastazione. Esiste, ne ho avuto le prove, girando per il mondo, soprattutto quello mediorientale ed asiatico, un popolo di fede islamica che guarda all’altro, all’uomo straniero, non con diffidenza ed odio, ma con ammirazione ed amicizia. Allora chi deve fare qualcosa ora? Ora che tutti hanno l’impressione che il limite sia stato superato, abbondantemente? Ora che, mai come prima, sembra che lo scontro tra civiltà, lo scontro di cultura, sia già iniziato. Che la partita finale è già in corso. Ora tocca a voi. Tocca a voi, fratelli di un mondo che sembra troppo distante dal nostro, ma che invece è senza dubbio anche il vostro, reagire. Tocca a voi, dimostrare a voi stessi che il mondo in cui credete, il mondo che sperate, è quello che speriamo anche noi. Un mondo unico, fatto di diversità che esaltano l’eccellenza dell’essere umano. Diversità di culture, di fede e di ideologie ma con il solo scopo di rendere la vita di noi tutti meglio di come la desideriamo. Tocca a voi, reagire, dimostrare che possiamo convivere, coesistere. Tocca a voi ricostruire un dialogo con i vostri fratelli, spiegando che non è così che si cambia il mondo. Non è con l’odio e con il terrore. Non è con la morte di 129 innocenti che si risolvono le questioni che certo esistono e vanno affrontate. Tocca a voi. Noialtri non possiamo fare altro, ora, che attendere. Nel frattempo certo, altro succederà. Probabilmente altro sangue sarà versato. Altri innocenti pagheranno la stupidità umana. Le armi si faranno sentire. Altre lacrime saranno versate. Mamme piangeranno, poco conta in quale lingua pregheranno per le anime dei propri figli. Tocca a voi porre fine a tutto questo. Che l’Islam moderato venga fuori, finalmente, isoli quei figli malati, li curi con la cultura della pace e della fratellanza. Apriamo insieme le chiese e le moschee. Luoghi che da simboli di fede diventino simboli di pace, per tutti. Questa è l’unica strada; questa la sola speranza. Per oggi, però vi chiedo, anche a voi, un pensiero, 129 pensieri. Sentitevi, per una volta, una volta soltanto, anche voi, francesi, europei, siriani, iracheni, afghani, libici ed egiziani. Cittadini; fratelli. 



Note: di Lorenzo Peluso.

Pubblicato il 15-11-2015, letto 231 volte

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