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L'occidente ed il Medio Oriente, tra la codardia di "John il jihadista" ed il coraggio di James Foley


Gli orrori del mondo ci hanno abituato alla morte. Le guerre, di religione, di politica, di razza, di petrolio, sono oramai parte integrante del nostro vivere quotidiano. Palestinesi, israeliani; iracheni, iraniani; siriani e afghani. Libici e nigeriani. Un focolaio continuo; una guerra totale a cui tutti oramai sono abituati. Le consideriamo guerre altrui. Li consideriamo morti che non ci appartengono; vittime e carnefici lontani. Quando l’orrore entra però nelle nostre case è parla la nostra stessa lingua allora ci spaventiamo; reagiamo. Ci indigniamo.

La morte atroce del giovane reporter James Foley, un giornalista americano freelance, rapito in Siria nel 2012, scuote le coscienze occidentali. Per due anni nessuno ha parlato di Foley, della sua storia, del suo lavoro, della sua famiglia. Eppure erano già due anni che era stato rapito in Siria. Come lui, ancora nelle mani dei terroristi islamici, anche sei italiani di cui oramai, per alcuni, da anni non si hanno notizie. Eppure i nostri telegiornali nazionali parlano e mostrano le “secchiate” virali del premier Renzi, delle mode estive in riviera adriatica. Peggio, degli amori estivi di questa e di quell’altra star. Poi arriva un filmato che sconvolge la nostra “falsa normalità”. La morte brutale arriva nelle nostre case. Il giovane James Foley viene barbaramente decapitato. Un messaggio duro, in lingua inglese, destinato ad Obama, ma in realtà al mondo occidentale, tutto. La morte violenta di un giovane, validissimo, giornalista; in una terra apparentemente distante. La morte che arriva per mano di un occidentale; un inglese. Uno di noi. Un occidentale, cresciuto nelle nostre scuole, nelle nostre piazze. Un occidentale che “gioca” alla “guerra santa contro l’occidente”. Un assassino comune, travestito da “messia” dell’Islam contro l’occidente. Uno di quegli imbecilli che hanno anche raccolto consenso nella malata società occidentale. Ebbene si, perché Abdel-Majed Abdel Bary, lui il sospetto principale per l’uccisione di James Foley, è un 23enne di Londra. Una carriera appena iniziata come rapper, già conosciuto e consacrato in Inghilterra. Un 23enne che si sarebbe unito ai militanti in Siria per combattere quell’occidente che lo ha accolto; lo ha fatto studiare. Gli ha dato l’occasione. Quell’occidente che ha accolto suo padre, Adel Abdul Bary, un rifugiato egiziano considerato uno dei luogotenenti di Bin Laden. Adel Abdul Bary fu estradato negli Usa dalla Gran Bretagna per un'accusa di terrorismo nel 2012 legata agli attentati alle ambasciate Usa in Africa nel 1998. Eppure per l’Inghilterra, per l’occidente, il figlio Abdel-Majed Abdel Bary, che canta in rima i drammi del mondo, è e può essere un modello. Un 23enne a cui poter dare una possibilità. Ma la storia non inganna mai chi ha occhi per vedere. E dunque anche questo 23enne, che in occidente ha avuto la sua occasione, tradisce la sua terra, la sua gente. Uccide in modo atroce un giovane coetaneo. Come un moderno Decimo Bruto, accoltella alle spalle la sua stessa storia. Ecco dunque perché raccontare cosa accade nel mondo, in quel mondo solo apparentemente distante, può significare fotografare cosa accade e cosa può accadere nelle nostre strade. Questo il senso di un mestiere, quello del reporter, di cui la nostra società dovrebbe avere maggiore rispetto e considerazione. Ed ora che l’orrore è entrato nelle nostre case, ci si interroga su cosa fare. Forse è ora di scoprire le storie e le vite di padre Dall’Oglio, da due anni scomparso in Siria e del quale non si sa più se in mani di terroristi in Iraq, in Siria; se vivo. E’ ora di interessarsi di Marco Vallisa, un tecnico sequestrato in Libia a inizio luglio insieme a due colleghi stranieri che però sono già stati liberati. Il costruttore Gianluca Salviato, rapito a marzo in Libia, malato di diabete, di cui nessuno parla. Il 38enne Giovanni Lo Porto, cooperante palermitano, rapito due anni fa nella regione pachistana del Punjab. Infine il recente rapimento delle due giovanissime volontarie, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, scomparse alla fine di luglio in Siria. Intanto, la speranza di tutti è che presto, le forze militari occidentali, arrivino alla cattura di "John il jihadista". Per dare dignità ed onore alla morte assurda di James Foley. Per dare, ancora una volta, la speranza al mondo occidentale che uomini e donne di culture e religioni diverse, possono e debbono saper convivere, in un mondo che non è il nostro, ma che stiamo solo utilizzando, per un tempo limitato.


Note: di Lorenzo Peluso.

Pubblicato il 25-08-2014, letto 127 volte

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