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Indigniamoci però per quello che fingiamo di non vedere. Forse, poi, possiamo dire, ancora una volta siamo “tutti Charlie”.


Ci indigniamo, ancora una volta. Immagini dissacranti. Disegni che suscitano sdegno. Oggi che parlano di noi: italiani. Ma quanto sono irriverenti questi francesi di Charlie?


Si comprende, certamente, l’indignazione per una vignetta che racconta al mondo la versione qualunquista degli “italiani”. Pizza, mandolino, mafia. Una vignetta che dissacra il dolore per la morte, tragica, delle povere vittime di un terremoto. Di una catastrofe naturale. Lo si capisce. Si deve però riflettere sul senso stesso della satira. Irriverente, sempre. Libera, sempre. Pungente e profondamente ispiratrice di emozioni e sensazioni. Insomma, la satira è satira. O piace o non piace. Viceversa magari, occorre interrogarsi sulle diverse reazioni che la satira ispira, a seconda del contesto e dell’emozionalità del momento. Dunque: siamo tutti Charlie? No, non lo siamo più? magari potrebbe essere utile interrogarsi sul significato di quelle vignette irriverenti di Charlie. Non siamo forse noi italiani, le commissioni di inchiesta, gli inquirenti, la nostra consapevolezza, ad affermare al mondo che dietro i disastri naturali di un terremoto, spesso, forse anche ad Amatrice, si celano gli interessi meschini dell’uomo e del malaffare? Le case si sgretolano perché l’uomo costruisce male pensando solo agli interessi economici? Cosa dicono queste vignette, tolta l’irriverenza nel non rispettare il dolore, oltre a questo? Insomma la satira la si ama o la si disprezza. La satira è satira, sempre. Non può avere mezze misure, Non sarebbe dunque satira. Io credo viceversa che serva a nulla indignarsi, tanto, perdonatemi, ma ritengo che anche l’indignazione sia solo frutto di quel momento dove tutti si conformano all’esperienza collettiva. La satira è libera. Sono liberi purtroppo, anche coloro che dalle  disgrazie  poi si arricchiscono. E’ libera la mafia; quella che continua  a fare affari. La mafia che fingiamo spesso, pur di non aver nessun problema, di non vedere. Fingiamo di non vedere quei politicanti che affermano di governare nell’interesse del bene comune, nel mentre coltivano solo ed esclusivamente gli interessi personali. Quei colletti bianchi che, messi al posto giusto, garantiscono che tutto vada come “i soliti noti” desiderano e pianificano. Insomma, indigniamoci pure. Per le vignette di Charlie. Indigniamoci però per quello che fingiamo di non vedere o non sapere. Forse, poi, possiamo dire, ancora una volta siamo “tutti Charlie”.


Note: di Lorenzo Peluso.

Pubblicato il 03-09-2016, letto 571 volte

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